Caporalato, la Cgil dopo la tragedia di Amendolara: “Abolire la Bossi-Fini e colpire lo sfruttamento”

Il sindacato interviene in Consiglio regionale sulla morte dei quattro operai pakistani: "Non è stata una semplice lite tra stranieri. In Calabria si stimano fino a 12.000 braccianti irregolari"

“È necessario che, a partire da quelle europee, siano riviste le politiche sull’immigrazione mettendo al centro i valori dell’accoglienza, della solidarietà, della dignità umana”. La Cgil Calabria è stata presente alla seduta odierna del consiglio regionale nella cui discussione, su sua espressa richiesta avanzata insieme alla Flai Cgil nei giorni scorsi, è stata inserita tra i punti all’ordine del giorno la tragica uccisione dei quattro operai ad Amendolara e il sistema di sfruttamento e caporalato che vi è dietro.

Unica organizzazione sindacale presente, Cgil ritiene siano necessarie norme concrete che rispondano alle esigenze reali di un sistema di sfruttamento e schiavismo in evoluzione. Per Cgil Calabria la barbara uccisione dei quattro operai pakistani non può essere relegata, come in tanti hanno provato a fare a “una lite tra stranieri”. Allo stesso tempo, il sindacato respinge al mittente le accuse di chi ritiene che una simile tragedia sia una cattiva pubblicità per la Calabria.

In Italia e nel Mezzogiorno in particolare, caporalato, lavoro sommerso e ricatti su trasporto, alloggio e cibo, sono un cancro diffuso nei campi in cui si coltiva e raccoglie il cibo che poi arriva sulle nostre tavole. Impegnarsi per trovare politiche e strategie per arginare questi fenomeni mantenendo alto il dibattito e promuovendo manifestazioni, non lede affatto l’immagine della Calabria.

Numeri

Nel settore agricolo calabrese si stimano tra 11.000 e 12.000 lavoratori impiegati in condizioni di irregolarità, soprattutto durante le campagne di raccolta stagionale. Mentre, il lavoro sommerso tocca il 19%, la percentuale più alta del Paese.

“Quanto accaduto ad Amendolara – afferma Celeste Logiacco – richiama nuovamente alla responsabilità di tutti rendendo concreta ogni azione volta a scardinare qualsiasi forma di sfruttamento e caporalato -. Ribadiamo con fermezza la nostra posizione rispetto la legge Bossi-Fini, di cui da tempo chiediamo l’abolizione, perché subordina il diritto al soggiorno al contratto di lavoro rendendo i lavoratori ancor più ricattabili e precari”.

Le richieste

Il sindacato, come riferito alla VI commissione, chiede la piena applicazione della legge n. 199 del 2016 contro il caporalato, che ha introdotto il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro; il superamento degli insediamenti formali e informali (tendopoli, baraccopoli) e la loro conseguente idonea sistemazione alloggiativa; un rafforzamento delle ispezioni e dei controlli sul lavoro agricolo e sugli altri settori dove si verificano forme di sfruttamento; il potenziamento della cosiddetta “Rete del Lavoro Agricolo di Qualità”, dei centri per l’impiego e degli strumenti pubblici di collocamento per ridurre ed evitare il ricorso ai caporali; maggiori tutele per i lavoratori migranti, spesso più esposti a sfruttamento, ricatti abitativi e lavorativi; interventi su trasporti, alloggi (fondi PNRR ancora non spesi) e filiere produttive, perché il caporalato non è solo un problema criminale ma anche economico e organizzativo.

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