Capotreno sospeso, interrogazione parlamentare accende i riflettori sulla gestione di Trenitalia in Calabria

La vicenda del 13 marzo 2025 riapre il dibattito sulla sicurezza e sulle condizioni dei treni regionali calabresi. La denuncia del Fronte Comunista - Federazione della Calabria: al centro, il rapporto tra logiche aziendali, diritti dei lavoratori e tutela dei passeggeri

La sospensione disciplinare di un capotreno in servizio sul regionale Cosenza–Sapri del 13 marzo 2025 sta diventando un caso politico nazionale. A portare la vicenda all’attenzione delle istituzioni è stata un’interrogazione parlamentare presentata nei giorni scorsi, che punta il dito contro le modalità di gestione adottate da Trenitalia S.p.A., società interamente controllata dal gruppo Ferrovie dello Stato Italiane. Secondo quanto ricostruito, il lavoratore avrebbe chiesto indicazioni alla sala operativa dopo aver riscontrato il guasto dell’unico servizio igienico a bordo e l’inutilizzabilità della porta di una delle due cabine di guida. Una richiesta finalizzata – stando ai promotori dell’interrogazione – a garantire sicurezza e dignità ai viaggiatori. La risposta aziendale è stata una sospensione di otto giorni.

Il 13 marzo sul Cosenza–Sapri

Il treno regionale coinvolto collega quotidianamente la Calabria tirrenica con la Campania, rappresentando un’arteria fondamentale per pendolari, studenti e lavoratori. Il 13 marzo, però, il convoglio viaggiava con criticità non marginali: un solo bagno fuori uso e una cabina di guida non accessibile. In un contesto del genere, la scelta del capotreno di segnalare la situazione alla sala operativa rientrerebbe nelle sue prerogative di sicurezza. Tuttavia, secondo quanto denunciato, l’azienda avrebbe ritenuto la condotta non conforme alle procedure interne, disponendo la sospensione disciplinare.

Un provvedimento che, al di là del merito tecnico, ha assunto un valore simbolico: per molti osservatori rappresenta il segnale di una gestione che privilegia la continuità del servizio e la riduzione dei ritardi rispetto alla piena funzionalità e sicurezza dei mezzi.

Logiche aziendali e servizio pubblico

La questione investe un nodo più ampio. Pur essendo un servizio pubblico essenziale, evidenzia il Fronte comunista  – Federazione della Calabria, il trasporto ferroviario regionale appare sempre più orientato a criteri di efficienza economica e contenimento dei costi. In questa prospettiva, la segnalazione di criticità operative può essere percepita come un ostacolo alla regolarità della circolazione. L’episodio calabrese diventa così paradigmatico di una gestione “aziendalistica” che, secondo i critici, finisce per scaricare le responsabilità sui lavoratori in prima linea, lasciando in secondo piano le carenze organizzative e manutentive. Il caso del bagno guasto, in sé apparentemente marginale, solleva invece interrogativi concreti: è accettabile che un treno regionale percorra centinaia di chilometri senza servizi igienici funzionanti? Quali sono le priorità quando emergono criticità tecniche? E quale spazio di autonomia hanno i dipendenti nel segnalare situazioni potenzialmente problematiche?

I disservizi in Calabria

La vicenda si inserisce in un quadro più ampio di disservizi che in Calabria riguardano soppressioni, ritardi, ricorso frequente a bus sostitutivi e materiale rotabile vetusto. Stazioni strategiche come Paola, Sibari e Lamezia Terme continuano a rappresentare snodi delicati, con tempi di percorrenza spesso incompatibili con le esigenze dei pendolari. Il timore espresso da diverse realtà territoriali è che l’attenzione e gli investimenti si concentrino prevalentemente sulle tratte ad alta redditività e lunga percorrenza, mentre il trasporto regionale venga progressivamente marginalizzato o affidato sempre più al trasporto su gomma. In questo scenario, la sospensione del capotreno assume il valore di un campanello d’allarme: quando chi segnala problemi viene sanzionato, il rischio è che le criticità restino sommerse.

Le richieste alle istituzioni

Dal mondo politico e associativo arrivano richieste precise: verificare il rispetto degli obblighi contrattuali da parte di Trenitalia S.p.A.; garantire la piena funzionalità dei servizi igienici e dei treni regionali; assicurare che il personale possa segnalare anomalie senza temere ritorsioni disciplinari; coinvolgere sindacati e comitati dei pendolari nella definizione di soluzioni strutturali. La vicenda del regionale Cosenza–Sapri, al di là dell’esito della singola sanzione, apre dunque una riflessione più ampia sul modello di gestione del trasporto pubblico ferroviario. In gioco non c’è soltanto la posizione di un lavoratore, ma l’equilibrio tra sostenibilità economica, sicurezza operativa e diritto alla mobilità.

Un equilibrio che, in territori già segnati da fragilità infrastrutturali come la Calabria, diventa decisivo per la qualità della vita di migliaia di cittadini.

© Riproduzione riservata
Ultim'ora

Ti potrebbe interessare...

Dopo il ciclone Harry e l’alluvione nella Piana di Sibari, la Regione blocca i recuperi coattivi e i tributi 2024-2025. L’assessore all’Agricoltura: dobbiamo evitare che le aziende siano tartassate proprio ora, la priorità è garantire una ripresa veloce
Il sottosegretario ed esponente della Lega: ci sarà un centrodestra unito con un candidato unico
La vicenda del 13 marzo 2025 riapre il dibattito sulla sicurezza e sulle condizioni dei treni regionali calabresi. La denuncia del Fronte Comunista – Federazione della Calabria: al centro, il rapporto tra logiche aziendali, diritti dei lavoratori e tutela dei passeggeri

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Vibo Valentia n.1 del Registro Stampa del 7/02/2019. Direttore Responsabile: Nicola Lopreiato
Noi di Calabria S.r.L. | P.Iva 03674010792

Abilita Notifiche OK No grazie