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Carburanti, corsa dei prezzi mentre la guerra in Iran entra nel vivo: scattano i controlli della Guardia di Finanza

Salgono i listini alla pompa con aumenti consistenti registrati negli ultimi giorni. Le autorità intensificano le verifiche lungo la catena di distribuzione per individuare eventuali anomalie

Benzina e gasolio continuano a salire mentre il conflitto in Iran entra nella sua prima settimana e il governo accende i riflettori sull’intera filiera dei carburanti. L’impennata dei prezzi ha spinto la Guardia di Finanza a rafforzare i controlli su distributori e compagnie petrolifere, con l’obiettivo di verificare eventuali irregolarità o dinamiche anomale nei listini. Secondo i dati diffusi dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, da venerdì scorso il prezzo medio nazionale della benzina in modalità self service è cresciuto di 9,2 centesimi al litro, raggiungendo quota 1,76 euro. Ancora più marcato l’aumento del diesel, che nello stesso periodo è salito di 18,9 centesimi fino a 1,91 euro al litro.

Picchi record sulla rete autostradale

Se i valori medi sono già in crescita, la situazione appare più pesante in alcuni punti della rete autostradale. In diversi impianti il gasolio servito ha ormai superato la soglia dei 2,5 euro al litro. Secondo il Codacons si tratta di livelli “astronomici che non si vedevano da anni”, con differenze molto marcate tra i distributori e punte particolarmente elevate nelle aree di servizio più trafficate.

L’attenzione si sposta a monte della filiera

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha spiegato che al momento non risultano fenomeni speculativi diffusi tra i benzinai. Sono però una ventina i casi segnalati da Mister Prezzi e ora all’esame della Guardia di Finanza.

Le verifiche si stanno quindi concentrando soprattutto sui passaggi precedenti della catena distributiva. Nel mirino del ministero sono finiti gli “immediati e sensibili” aumenti dei prezzi consigliati dalle principali compagnie petrolifere, rialzi che – secondo il dicastero – non sembrerebbero ancora giustificati da una reale carenza di carburante raffinato sul mercato. (foto web)

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