Non ci sono soltanto celle e spazi insufficienti. Alla casa circondariale di Vibo Valentia emerge un’altra emergenza, quella sanitaria, con carenze di personale e servizi che richiedono risposte da parte dell’Asp competente. Un problema delicato, perché dietro le sbarre la continuità dell’assistenza medica è indispensabile per tutelare la salute dei detenuti e garantire la sicurezza dell’intero istituto.
Quattro medici in meno e specialisti insufficienti
Attualmente, secondo le segnalazioni relative al servizio sanitario penitenziario, sono disponibili quattro medici di guardia, mentre ne servirebbero otto per assicurare la copertura necessaria. Una carenza che pesa sull’organizzazione dei turni, costringendo il personale a sostenere carichi di lavoro particolarmente gravosi. Il problema riguarda anche la specialistica ambulatoriale. Tra le figure indicate come necessarie figurano ecografista, dermatologo, ortopedico, urologo e internista. A preoccupare è inoltre la presenza significativa di disagio psichico: secondo una stima riferita dagli operatori, circa il 35% della popolazione detenuta presenterebbe problematiche psichiatriche. Un dato che necessita di verifica, ma che evidenzia l’importanza di un’assistenza adeguata e continuativa.
C’è poi il paradosso del gabinetto radiologico, dotato di attrezzature nuove ma, secondo quanto segnalato, inutilizzabile per problemi tecnici. Per effettuare una radiografia, i detenuti devono quindi essere accompagnati all’esterno, con ulteriori difficoltà organizzative e impiego di personale. L’Asp di Vibo Valentia è chiamata a chiarire le ragioni di queste carenze, le modalità di copertura della guardia medica sulle 24 ore e i tempi necessari per potenziare gli specialisti e rendere operativo il servizio radiologico.
Il sovraffollamento reale smentisce i dati ufficiali
Il quinto Report mensile di Ottorighe, relativo a settembre 2026, fotografa una situazione critica in tutta la Calabria. Dei 2.707 posti regolamentari dichiarati, 393 sono inagibili. I detenuti sono 2.901 a fronte di una capienza effettiva di appena 2.314 posti: l’affollamento reale raggiunge il 125,4%, contro il 107% ufficiale. Tutti i dodici istituti regionali superano la capienza realmente disponibile. A Vibo Valentia, i 314 detenuti a fronte di 406 posti nominali sembrerebbero indicare una situazione sotto controllo. Ma 141 posti risultano inagibili, il numero più alto della Calabria. La capienza effettiva scende così a 265 posti e l’affollamento reale sale al 118,5%.
Il diritto alla salute non può aspettare
Il sovraffollamento e il degrado strutturale sono soltanto una parte della crisi. La carenza di medici, l’insufficienza degli specialisti e l’indisponibilità di strumenti diagnostici rischiano di aggravare le condizioni di chi è ristretto nell’istituto. Servono verifiche e risposte concrete: l’Asp chiarisca quali interventi intenda adottare per garantire la copertura sanitaria, rafforzare la specialistica e risolvere i problemi tecnici della radiologia. La privazione della libertà non può tradursi in una riduzione del diritto alle cure. In carcere, come fuori, la salute non può essere affidata alla disponibilità occasionale di un medico o a un’attrezzatura che resta inutilizzata.



