Spesa in pasticceria con la carte del reddito di cittadinanza, scatta il sequestro per Michele Bonavota

Il gip del Tribunale di Vibo Valentia ha disposto il blocco di 12.700 euro contestando i reati di ricettazione e indebito utilizzo di carte di pagamento alimentate da fondi pubblici destinati a soggetti fittizi

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale ordinario di Vibo Valentia, Alessio Maccarrone, ha emesso un decreto di sequestro preventivo nei confronti di Michele Bonavota, 59enne di Sant’Onofrio. Il provvedimento è stato adottato su richiesta del pubblico ministero presentata il 7 luglio 2026 e depositato in cancelleria il 29 luglio 2026.

Le accuse contestate all’indagato

A carico di Michele Bonavota sono stati formulati due capi di imputazione: la prima contestazione riguarda il reato di ricettazione, accertato a Sant’Onofrio il 16 aprile 2025. Secondo l’impostazione accusatoria, l’indagato avrebbe acquistato o ricevuto due carte prepagate PostePay, sulle quali erano confluite le somme del reddito di cittadinanza concesse a beneficio di soggetti inesistenti, vicenda oggetto di separato procedimento penale per truffa aggravata. La seconda contestazione concerne il reato di indebito utilizzo di carte di credito e di pagamento, commesso a Vibo Valentia, Pizzo, San Gregorio D’Ippona e Maierato dal 20 luglio 2021 al 28 giugno 2023. L’accusa addebita all’indagato l’impiego non autorizzato delle due carte PostePay per l’acquisto di beni e servizi per un importo totale di 12.708,00 euro.

L’origine dell’inchiesta e il ruolo del mandatario

L’indagine della Guardia di Finanza – Gruppo di Catanzaro nasce dalle verifiche sulla regolare concessione del reddito di cittadinanza in favore di Pasquale Pagliaro, Mario Vezio ed Emilio Scuticchio, risultati essere soggetti inesistenti. Nonostante la falsità delle posizioni, la carta PostePay n. 5338.7015.0299.6528 era stata assegnata al fittizio Vezio, mentre la n. 5338.7015.0302.5228 al fittizio Scuticchio. Le domande di ammissione al beneficio erano state inoltrate da intermediari, tra i quali Luigi Fatiga, nato a Vibo Valentia il 2 settembre 1971. La Guardia di Finanza ha eseguito perquisizioni nell’abitazione del Fatiga a Gerocarne (frazione Sant’Angelo) e nelle sedi delle associazioni “Tribunale del Consumatore di Vibo Valentia” e “Aniac di Vibo Valentia”, entrambe ubicate a Vibo Valentia in via Corrado Alvaro n. 15.

Gli accertamenti sulle spese in pasticceria e le incongruenze contabili

Dall’esame degli estratti conto delle due carte prepagate, gli investigatori hanno riscontrato un prolungato e anomalo utilizzo presso esercizi commerciali della zona.

Sulla prima carta (assegnata a Mario Vezio), tra il 1° settembre 2021 e il 28 giugno 2023, sono stati contabilizzati 22 pagamenti di circa 500,00 euro ciascuno a favore della “Pasticceria Mandaradoni” di Vibo Valentia, gestita da Giuseppe Mandaradoni. L’incrocio con la banca dati “Serpico” della Guardia di Finanza ha rivelato evidenti incongruenze tra i pagamenti elettronici registrati e gli incassi giornalieri dell’attività. Ad esempio, il 1° febbraio 2023, a fronte di un pagamento POS di 500,00 euro e versamenti in contanti per 155,00 euro, la chiusura di cassa riportava solo 381,00 euro. Analogamente, il 28 febbraio 2023, per un pagamento elettronico di 500,00 euro e 818,00 euro in contanti, la cassa segnava 405,16 euro.

Sulla seconda carta (assegnata a Emilio Scuticchio), tra il 20 luglio 2021 e il 16 giugno 2023, sono stati tracciati 21 pagamenti elettronici. Anche in questo caso i controlli incrociati hanno evidenziato difformità contabili: il 20 luglio 2021, ad un pagamento POS di 1.000,00 euro presso la Pasticceria Mandaradoni corrispondeva una chiusura di cassa di 667,00 euro, mentre uno scontrino elettronico di 145,00 euro presso la “Pasticceria D’Arte Russo” coincideva con un incasso di cassa pari a soli 67,73 euro.

L’identificazione di Michele Bonavota e le testimonianze

Sentito dagli inquirenti, il titolare Giuseppe Mandaradoni ha riferito che le transazioni con carta venivano effettuate con cadenza mensile da un uomo alto e con gli occhiali da vista, che si presentava con il nome di “Michele”.

Gli accertamenti telefonici hanno confermato che la scheda abbinata alle operazioni commerciali, identificata dal numero 348.2347310, risultava intestata a Michele Bonavota fin dal 19 agosto 2013 presso la banca dati Vodafone, attivata tramite l’esibizione della carta d’identità n. AN5998297.

La Guardia di Finanza ha inoltre rintracciato e ascoltato le persone che avevano ricevuto in regalo le torte acquistate con le carte prepagate, risalendo ai destinatari attraverso le scritte personalizzate sui dolci. Tra questi, i sanitari Fulvia Franca Mazza, Giuseppe Barbuto e Placido Grillo hanno confermato di aver ricevuto i dolci in dono da Bonavota dopo averlo avuto in cura.

Il riconoscimento del cliente è stato successivamente confermato anche dai dipendenti della pasticceria, Giovanni Conidi, Giovanni Furlano e Maria Concetta Mazzamati, questi ultimi due a seguito di individuazione fotografica. Al termine delle indagini, la cifra totale transata con le due carte è stata quantificata in 13.567,28 euro, di cui 12.708,00 euro oggetto di specifica contestazione penale.

Le motivazioni giuridiche del sequestro

Nel valutare la sussistenza del fumus commissi delicti, il gip ha confermato la configurabilità della ricettazione ex art. 648 c.p., trattandosi del possesso di schede di pagamento contenenti denaro proveniente dal delitto di truffa ai danni dello Stato. Riguardo all’indebito utilizzo ex art. 493-ter c.p., il giudice ha richiamato la giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. II, n. 46652/2019), specificando che l’uso di carte collegate ad un’intestazione fittizia o ideologicamente falsa integra pienamente l’illecito, in quanto privo del consenso legittimo del titolare.

Relativamente al periculum in mora, il provvedimento evidenzia il concreto rischio che la disponibilità delle carte di credito e del denaro possa consentire la reiterazione dei reati o l’aggravamento delle loro conseguenze. Inoltre, è stata ravvisata la necessità di applicare il sequestro preventivo in funzione della successiva confisca obbligatoria del profitto del reato.

La decisione finale del giudice

Il giudice per le indagini preliminari ha disposto il sequestro preventivo in via principale e diretta della somma di 12.708,00 euro nella disponibilità di Michele Bonavota, da eseguirsi sui conti correnti, depositi bancari o liquidità dell’indagato. In caso di mancato rinvenimento delle somme dirette, il provvedimento ordina l’esecuzione del sequestro per equivalente su beni mobilari, immobili o altre utilità comunque riconducibili a Bonavota, fino al raggiungimento del medesimo valore, delegando la cancelleria e la Procura della Repubblica di Vibo Valentia per la prosecuzione degli adempimenti di rito.

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