Sul tavolo della discussione c’è di tutto: il sindaco, il Pd, gli assessori, il rimpasto, le riunioni di partito, i veti, le ambizioni, le rinunce. Diciotto mesi dopo l’insediamento, l’amministrazione comunale di Vibo Valentia guidata da Enzo Romeo continua a navigare consapevolmente in una tempesta politica permanente. Lo sanno tutti: il sindaco, i consiglieri di maggioranza, i gruppi consiliari, i dirigenti di partito. Eppure si continua a considerare questo caos come normalità, come dialettica politica. Tutto, tranne affrontare e risolvere i problemi. Nel frattempo la città resta inchiodata, con un elenco di emergenze ormai cronico.
Il primo cittadino ha accettato l’idea di avviare un rimpasto di giunta. Forse senza immaginare quale voragine avrebbe aperto. Da quel momento è scattata una corsa feroce all’assessorato: tutti contro tutti, costi quel che costi. L’obiettivo è uno solo: entrare nell’esecutivo. L’area progressista sembra attratta da una calamita dalla quale nessuno riesce a staccarsi: una poltrona a Palazzo Luigi Razza. Non un luogo di governo, ma un premio da conquistare.
Il Pd e la riunione che congela tutto
La riunione del Partito democratico di ieri sera, per quanto trapela, avrebbe bloccato la sostituzione dell’assessore alla Pubblica istruzione, Vania Continanza – rimasta fuori dal Consiglio comunale per una manciata di voti – e avrebbe invece virato su una richiesta più ampia: ottenere deleghe di peso. Una scelta maturata in un clima avvelenato da scontri interni, veti incrociati e accuse reciproche. Nel mirino è finito lo stesso sindaco, accusato di accentrare troppo potere con deleghe strategiche come Lavori pubblici, Servizi sociali, Personale e Affari generali. Romeo ha provato a replicare ricordando un dato politico elementare: anche lui è un esponente del Pd. E che il Pd occupa già la presidenza del Consiglio comunale con Antonio Iannello e l’assessorato alla Cultura con Stefano Soriano. Una difesa che non ha placato gli animi. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un mercato politico permanente. Altro che confronto programmatico.
Si sarebbe arrivati persino a minacciare l’appoggio esterno, pur di colpire i “compagni” diventati antagonisti interni. Uno scenario che avrebbe potuto spingere il sindaco a una scelta drastica: azzerare tutto e tentare la carta di un esecutivo di salute pubblica. Ma quella decisione non è arrivata. Intanto Vibo Valentia sprofonda, settore dopo settore, nell’indifferenza generale.
Il nodo Alecci e il sacrificio annunciato
Fuori da ogni reale discussione resta un punto che nessuno sembra voler mettere in discussione: il cosiddetto “Gruppo Alecci” – come se fosse un’alternativa al Pd – debba avere un assessore. Una certezza data per scontata. A giorni, anche se se ne parla da mesi, dovrebbe uscire l’assessore al Bilancio, Pina Puntillo, la cui sostituzione non crea particolari scossoni in Consiglio comunale. Al suo posto dovrebbe entrare un esponente esterno, vicino al consigliere regionale Alecci, espressione anch’egli del Pd. In questo mare agitato, il sindaco ogni mattina si presenta nel suo ufficio a Palazzo Luigi Razza non per affrontare i problemi della città, ma per raccogliere e smistare le richieste del popolo mendicante del Pd. Una sequenza di pressioni, rivendicazioni, ultimatum. Il governo della città ridotto a contorno.
Una maggioranza che resiste ma non governa
Stasera si riuniranno altre forze politiche della maggioranza. Il copione è già scritto: nuove pretese, un posto in più o in meno, la sostituzione di chi è già in giunta. La maggioranza progressista e riformista, per ora, regge. Ma è una resistenza sterile. Produce gettoni di presenza, non soluzioni. Incamera equilibri, non risultati. La città è allo stremo. E mentre Vibo Valentia affonda tra degrado, inefficienze e servizi al collasso, la politica continua a guardarsi allo specchio, convinta che questo sia governare.


