Costa degli Dei, a Tropea l’estate resiste. Fuori è già inverno (foto)

La città continua a riempirsi, ma nel resto della costa lidi e attività sono quasi ovunque chiusi. E nessun amministratore sembra chiedersi perché

Il 3 ottobre, sulla Costa degli Dei, l’estate non è ancora finita. Il mare è calmo, il sole scalda, le spiagge invitano ancora a restare. Tropea continua a essere piena, i ristoranti lavorano, i negozi sono aperti e le presenze non sono quelle di una stagione ormai conclusa. La stagione rallenta, certo, ma non è ancora finita. Basta però uscire da Tropea per entrare in un’altra realtà. Capo Vaticano, Parghelia, Zambrone, Briatico, Bivona, Vibo Marina, Pizzo, fino a Nicotera e Joppolo: in molti tratti della costa i lidi sono già chiusi, le attività ridotte, le spiagge vuote. Un paesaggio quasi da “inverno”, quando il calendario dice ancora estate.

La grande miseria comincia fuori da Tropea

È questo il punto sul quale nessuno sembra interrogarsi davvero. Tropea continua a richiamare turisti, ma il resto della Costa degli Dei non riesce a intercettare quella domanda. E non perché manchino il mare, il clima o il paesaggio. Mancano i servizi e, soprattutto, manca un’organizzazione territoriale capace di accompagnare il visitatore oltre il confine della città che ha costruito il brand più forte. La fotografia è brutale: Tropea ancora piena, tutto intorno un cimitero turistico.

È possibile che nessun sindaco, nessun amministratore, nessun organismo territoriale si ponga seriamente questa domanda? Se a Tropea un turista deve cercare un tavolo, mentre a pochi chilometri di distanza trova stabilimenti chiusi e attività che hanno già abbassato le saracinesche, qualcosa nel sistema evidentemente non funziona.

“A Tropea c’è ancora gente, qui sembra che l’estate non sia mai arrivata”. Una frase sulla bocca di tutti, semplice, quasi banale. Ma restituisce meglio di molti studi il problema di una costa che continua a ragionare per compartimenti separati.

La grande miniera finisce a Tropea

La Costa degli Dei ha una delle più grandi miniere turistiche della Calabria. Ma quella miniera, oggi, sembra avere un confine preciso: Tropea. È lì che si concentra il flusso, è lì che si concentra il brand, è lì che si concentra la capacità di attrazione. Gli altri comuni sembrano assistere al fenomeno senza riuscire a trasformarlo in un’opportunità. Eppure il turista che arriva a Tropea è già qui. Non bisogna convincerlo a venire in Calabria. Bisognerebbe convincerlo a conoscere anche il resto della costa.

Parghelia, Zambrone, Briatico, Capo Vaticano, Nicotera, Pizzo e Vibo Marina non sono periferie di Tropea. Sono pezzi dello stesso territorio. Ma finché ciascuno continuerà a muoversi per conto proprio, la Costa degli Dei resterà un nome molto più grande della sua organizzazione.

La destagionalizzazione non può restare una parola

Da anni si parla di allungare la stagione. È diventato quasi un rito: convegni, dichiarazioni, programmi, progetti. Poi arriva ottobre e molti lidi chiudono. La destagionalizzazione, invece, comincia da cose elementari: un lido aperto, un ristorante che continua a lavorare, un bar che accoglie il turista, un’escursione disponibile, un servizio di trasporto. Un calendario comune. Se queste condizioni non esistono, non si allunga nessuna stagione.

E il problema non è soltanto turistico. In una provincia che perde popolazione e dove i giovani vanno via e non tornano più, il turismo rappresenta una delle poche economie capaci di distribuire reddito su una parte larga del territorio. Chiudere tutto quando ancora esistono domanda e condizioni climatiche significa rinunciare a una possibilità economica concreta.

A Nicotera, come nelle altre località turistiche della Costa degli Dei, stabilimenti e lidi balneari chiusi

E Vibo Marina resta una terra di passaggio

Dentro questo quadro c’è Vibo Marina, con il suo porto e la sua posizione strategica. Ma anche qui il territorio sembra non aver ancora deciso che cosa vuole essere. Uno scalo dal quale partire verso le Eolie oppure una porta d’ingresso alla Costa degli Dei? Oggi, per molti, Vibo Marina è soprattutto transito e chi amministra la città è già soddisfatto. Si arriva per imbarcarsi e si riparte; in queste condizioni il valore turistico prodotto sul territorio rimane pari a zero.

La questione del porto, invece, merita un capitolo autonomo, così come quella della nautica e delle attività che vivono attorno allo scalo. Ma una cosa è certa: non si può parlare di sviluppo turistico della costa senza affrontare anche il ruolo che Vibo Marina deve avere dentro questo sistema.

Adesso serve una domanda politica

Il punto, alla fine, non è chiedersi se Tropea abbia fatto bene. Ha fatto il suo lavoro e i numeri di questa stagione mostrano una capacità di attrazione che non può essere ignorata. Si tratta di capire perché quella forza non venga utilizzata per far crescere tutto ciò che sta intorno. Perché nessuno convoca i sindaci della costa e mette sul tavolo questa semplice contraddizione? Perché non si prova a costruire una rete unica della Costa degli Dei? Perché la stagione turistica, appena si esce da Tropea, sembra finire con settimane di anticipo rispetto al calendario? La sfida è proprio questa: cominciare a dare risposte a questi interrogativi, a cominciare dai sindaci e da chi governa i territori.

(Le foto sono di Vittorio Bozzolo)

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