Cosenza si prepara a diventare il cuore della protesta calabrese contro il nuovo testo del disegno di legge sulla violenza sessuale. Domenica 15 febbraio, alle 11, in piazza Carratelli, nei pressi della Fontana di Giugno, è in programma una mobilitazione regionale promossa dal Centro Antiviolenza “Roberta Lanzino” insieme al Cadic, il coordinamento che riunisce i centri antiviolenza della Calabria. Una manifestazione che nasce da un allarme preciso: la riscrittura del reato di stupro, così come contenuta nel nuovo DDL, che elimina il riferimento al “consenso libero e attuale” sostituendolo con l’espressione “contro la volontà della persona”.
Il punto che fa esplodere la protesta
Per le associazioni non si tratta di una correzione tecnica, ma di una svolta politica che indebolisce la tutela delle donne. La giurisprudenza italiana e la Convenzione di Istanbul – ricordano – hanno chiarito da anni un principio fondamentale: senza consenso è violenza sessuale. Spostare il fulcro sulla “volontà contraria” significa, secondo i promotori della protesta, rimettere in discussione questo caposaldo e aprire la strada a nuove forme di colpevolizzazione delle vittime.
Un arretramento culturale mascherato da riforma
Il timore è quello di un ritorno indietro sul piano dei diritti. Una legge che non nomina più il consenso rischia di riportare al centro il comportamento delle donne invece delle responsabilità degli aggressori, alimentando quella vittimizzazione secondaria che già oggi scoraggia molte denunce. Per i centri antiviolenza si tratta di un messaggio politico chiaro: ridimensionare la portata della violenza sessuale e normalizzarla dentro schemi culturali patriarcali che l’Italia sta faticosamente cercando di superare.
Le scelte del governo sotto accusa
Nel comunicato congiunto la riforma viene inserita in un quadro più ampio. Dalla compressione dell’educazione affettiva e sessuale nelle scuole all’uso strumentale del termine “femminicidio”, le associazioni leggono una linea che non punta alla prevenzione ma alla gestione del fenomeno. Una strategia che, secondo gli organizzatori, finisce per rendere la violenza compatibile con un ordine sociale che continua a esercitare controllo sui corpi femminili.
In Calabria il silenzio pesa di più
Il contesto regionale rende la mobilitazione ancora più urgente. In Calabria molti episodi restano nascosti, soffocati dalla paura, dalla dipendenza economica e dalla mancanza di reti di protezione efficaci. In questo scenario, una legge che indebolisce il riconoscimento del consenso viene percepita come un ulteriore ostacolo per chi trova il coraggio di denunciare.
L’appello: nessun passo indietro sui diritti
Da qui l’invito rivolto a tutta la cittadinanza a scendere in piazza. La richiesta è chiara: ritiro immediato della modifica al reato di violenza sessuale, norme che riconoscano esplicitamente il consenso e che mettano al centro la parola delle vittime. Perché il consenso – ribadiscono i promotori – non è un dettaglio giuridico, ma il confine che separa il desiderio dalla violenza. Domenica Cosenza diventerà il simbolo di questa battaglia. Un sit-in per affermare che sui diritti delle donne non si arretra. E che senza consenso, oggi come sempre, è violenza.


