Si chiude con una significativa ridefinizione delle responsabilità il secondo grado di giudizio del processo “Dedalo-Petrol Mafie”. La Corte d’Appello di Catanzaro ha emesso la sentenza relativa alla complessa indagine della Dda e della Guardia di Finanza che ha scoperchiato un articolato sistema di frode fiscale nel settore degli idrocarburi e presunte infiltrazioni nella pubblica amministrazione vibonese.
L’assoluzione dei vertici politici e amministrativi
Il dato più eclatante del verdetto riguarda Salvatore Solano, già presidente della Provincia di Vibo Valentia e sindaco di Stefanaconi. Nonostante la Procura generale avesse chiesto una condanna a 8 anni di reclusione per concorso in turbativa d’asta e corruzione con aggravante mafiosa, i giudici d’appello hanno ribaltato la sentenza di primo grado (che gli aveva inflitto un anno per corruzione elettorale), decretandone l’assoluzione.
Lo stesso esito favorevole ha riguardato i funzionari provinciali coinvolti: Antonio Angelo Isaia Capria, Antonio Francolino e Gaetano Del Vecchio sono stati tutti assolti dalle accuse contestate. Escono dal processo con formula assolutoria anche Carmelo Fabbretti, Cesare Nicola Limardo e Nazzareno Matina.
Il sistema delle frodi e le condanne
L’inchiesta delle Fiamme Gialle aveva delineato un asse criminale tra la Calabria e la Sicilia finalizzato all’evasione sistematica di Iva e accise, alimentato da fatture per operazioni inesistenti. Per il filone principale, la Corte ha confermato pene severe:
Giuseppe D’Amico (Pino): 16 anni
Antonio Prenesti: 12 anni e 6 mesi
Antonio D’Amico: 11 anni
Silvana Mancuso: 11 anni
Francesco D’Angelo (Ciccio ‘Ammaculata): 10 anni
Francescantonio Tedesco: 10 anni
Giuseppe Ruccella: 10 anni e 6 mesi
Rosamaria Pugliese: 7 anni e 3 mesi
Giuseppe Terranova: 7 anni
Anna Bettozzi: 4 anni e 2 mesi
Pene inferiori sono state comminate a Virginia Di Cesare (3 anni e 9 mesi), Gennaro Gravino (3 anni e 10 mesi), Benedetto Avvinto (3 anni e 5 mesi) e Giuseppe Fasulo (3 anni). Altri imputati, tra cui Francesco Monteleone, Sebastiano Foti e Paolo Lipari, hanno riportato condanne comprese tra 1 e 2 anni, in alcuni casi con il beneficio della pena sospesa.
Verso la Cassazione
Per Salvino Frazzetto ed Emanuela Scevola la Corte ha dichiarato il “non doversi procedere”. Con il deposito delle motivazioni, atteso nelle prossime settimane, le parti avranno la facoltà di ricorrere in Cassazione per l’ultimo grado di giudizio di una vicenda che ha segnato profondamente il tessuto politico-imprenditoriale del vibonese.


