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Delocalizzazione del deposito, Meridionale Petroli smentisce ancora il sindaco: la realtà dei fatti è un’altra

L’azienda replica duramente alle dichiarazioni social di Romeo sulla delocalizzazione del deposito di Vibo Marina: “Nessun protocollo definito, nessuna area idonea individuata e nessun finanziamento pubblico stanziato”

Meridionale Petroli torna a intervenire con toni netti e senza margini di ambiguità sulla vicenda della delocalizzazione del deposito di Vibo Marina, smentendo “ancora una volta” il sindaco Enzo Romeo e contestando pubblicamente una narrazione che, secondo l’azienda, “non trova riscontro negli atti e nei fatti”.

In un comunicato durissimo, la società parla di dichiarazioni pubbliche “non riscontrate e supportate da elementi oggettivi”, diffuse – sottolinea – “anche attraverso canali di comunicazione istituzionale e social”, e spiega di ritenere “non più differibile un intervento volto a ristabilire una rappresentazione dei fatti fondata su dati verificabili”. L’affondo è diretto: il sindaco, secondo Meridionale Petroli, “continua a rappresentare come acquisiti risultati che, alla luce degli atti e dei fatti, non risultano né definiti né concretamente esistenti”.

Il nodo del “Protocollo”: “Non è definito, è solo una bozza”

Il primo punto che l’azienda intende chiarire riguarda il cosiddetto “Protocollo d’Intesa”, più volte richiamato dal sindaco come già definito. Per Meridionale Petroli, la realtà sarebbe ben diversa: si tratterebbe infatti di “una mera bozza di circa dodici pagine (di cui 2 adibite a firma)”, trasmessa dal Comune il 3 marzo “per il tramite dell’Ufficio di Gabinetto”, in “versione non editabile e priva di qualsiasi contenuto vincolante”. Nel comunicato, la società precisa che il documento “si limita a prospettare un generico impegno di collaborazione tra le parti per valutare, in via meramente eventuale e con un termine di durata, un’ipotesi di delocalizzazione”, che dovrebbe comunque vedere “tutti i soggetti coinvolti concordi”, ma “senza prevedere alcun obbligo concreto né alcuna garanzia di realizzazione”.

Non solo. L’azienda evidenzia anche un ulteriore elemento ritenuto anomalo: quella bozza, “non si sa per quale motivo”, sarebbe stata inviata “esclusivamente a Meridionale Petroli e non agli altri Enti” che, stando a quanto dichiarato pubblicamente, avrebbero partecipato alla sua elaborazione.

La versione rivista inviata il 16 marzo: “Dal Comune nessun riscontro”

Meridionale Petroli ricorda poi di avere trasmesso il 16 marzo “una versione integralmente revisionata e coerente con quanto emerso nella riunione del 30 gennaio” a tutti i soggetti coinvolti. Ma, aggiunge, “ad oggi non è pervenuto alcun riscontro da parte del Comune”. Un passaggio che l’azienda utilizza per ribadire il proprio assunto di fondo: a fronte di annunci pubblici e dichiarazioni politiche, sul piano amministrativo e operativo non si registrerebbero avanzamenti concreti. È attorno alla riunione del 30 gennaio con tutti gli enti competenti che il comunicato costruisce una delle contestazioni più forti al sindaco.

Meridionale Petroli afferma che in quell’occasione sarebbe stato “chiarito in modo inequivocabile” che: “non risultano individuate aree idonee”; “non vi sono garanzie in ordine al rilascio delle autorizzazioni né alle relative tempistiche”; “non è stata assicurata alcuna disponibilità di risorse pubbliche dirette”; “non risultano definite le infrastrutture necessarie all’approvvigionamento energetico”.

Quattro punti, messi in fila, che secondo l’azienda demolirebbero alla radice la rappresentazione di una delocalizzazione già incardinata o addirittura vicina a una soluzione.

L’area alternativa e il ruolo del Comune: “Nessuna legittimazione”

Nel comunicato viene poi richiamato un ulteriore elemento definito “significativo”. Meridionale Petroli sottolinea che “lo stesso legale rappresentante pro tempore della società proprietaria dell’asserita area indicata quale possibile alternativa” avrebbe dichiarato espressamente “di non essere in grado di attestare l’idoneità della stessa alla realizzazione di un deposito costiero”. In più, secondo quanto riferito dall’azienda, sarebbe stato precisato che “qualsiasi eventuale interlocuzione avrebbe dovuto necessariamente avvenire su base privatistica e diretta”, e solo “previa manifestazione di interesse da parte di Meridionale Petroli”. Un punto su cui la società insiste con forza: “il Comune è del tutto estraneo a tale procedura e privo di qualsivoglia legittimazione in merito”.

Da qui l’accusa: nonostante tutto questo, “si continua a rappresentare pubblicamente un quadro che presuppone il superamento di tutte queste criticità”, con “una ricostruzione che non trova alcun riscontro nelle risultanze ufficiali e nelle stesse dichiarazioni rese dai soggetti direttamente coinvolti”.

I “Servono oltre cento milioni, non opere marginali”

Altro capitolo centrale è quello della sostenibilità economica e industriale di una eventuale delocalizzazione. Meridionale Petroli lo dice senza mezzi termini: “La realizzazione di un deposito costiero simile a quello attualmente in esercizio richiede investimenti dell’ordine di oltre cento milioni di euro” e presuppone “operatori dotati di adeguata solidità finanziaria e comprovata capacità industriale”. Per questo, l’azienda giudica “del tutto sproporzionato oltre che notevolmente inesatto” il richiamo del sindaco a “interventi infrastrutturali di entità estremamente limitata rispetto alla complessità dell’opera”. Il messaggio è chiaro: non si può evocare una delocalizzazione come se si trattasse di un intervento ordinario, perché – sostiene la società – si parla di un’infrastruttura strategica ad altissimo impatto tecnico, logistico e finanziario.

Nessun finanziamento pubblico confermato

Sempre con riferimento alla riunione del 30 gennaio, Meridionale Petroli torna su un’altra questione molto delicata: quella dei finanziamenti pubblici. Nel comunicato si legge che le dichiarazioni del sindaco, proclamate “nei mesi precedenti (anche alla Meridionale Petroli)” circa la “già avvenuta disponibilità di risorse pubbliche per il finanziamento dell’investimento”, “non abbiano trovato alcuna conferma”. Anzi, aggiunge l’azienda, “gli stessi rappresentanti ministeriali” avrebbero chiarito che “allo stato, non risultano stanziamenti”. Un passaggio pesantissimo, perché mette direttamente in discussione uno dei pilastri della comunicazione politica fin qui portata avanti dal primo cittadino sul dossier.

“Nessun atto di sottomissione” e iter già chiuso per il Comune

Meridionale Petroli aggiunge poi che “non risulta chiaro su quali presupposti il Sindaco possa disporre anticipatamente di informazioni di tale rilevanza”, visto che “allo stato, non è stato trasmesso a Meridionale Petroli alcun ‘Atto di sottomissione’, né formalmente né informalmente”. L’azienda ricorda inoltre un passaggio procedurale preciso: “il Comune ha già partecipato al procedimento, esprimendo parere favorevole al rinnovo della concessione” e, “esaurita tale fase, lo stesso non riveste alcuna titolarità nell’ambito del relativo iter autorizzativo”.

Tradotto: secondo la società, il Comune avrebbe già esaurito il proprio ruolo nella procedura e non potrebbe rivendicare alcuna centralità ulteriore sull’iter autorizzativo.

Il caso del soggetto privato: “Istanza rigettata e numeri incompatibili”

Tra i passaggi più esplosivi del comunicato c’è quello relativo ai soggetti richiamati negli atti ufficiali del Comune come potenziali protagonisti della delocalizzazione. Meridionale Petroli scrive che, secondo quanto sostenuto dal sindaco – “considerato che il documento è a sua firma” – l’Autorità avrebbe dovuto procedere “a una nuova valutazione di un’istanza già rigettata de plano”, presentata da “un soggetto privato in violazione delle condizioni e dei termini previsti dal bando”. Sempre secondo quanto riportato dalla società, quel soggetto si sarebbe detto disponibile non solo alla delocalizzazione dell’impianto, ma anche: “all’incremento delle maestranze”;
alla realizzazione di “infrastrutture complesse, quali una boa off-shore per l’approvvigionamento del prodotto energetico”.

Ed è qui che arriva l’attacco più duro sul piano dei numeri. Meridionale Petroli evidenzia che, “sulla base dei dati economico-finanziari pubblicamente disponibili” e facendo riferimento “all’ultimo bilancio depositato relativo all’anno 2023, cosa già di per sé molto strana”, il medesimo soggetto presenterebbe: “un fatturato pari a circa 12.000 euro”; “un utile pari a zero”. Per l’azienda si tratta di “elementi oggettivi che, per la loro stessa evidenza, impongono una riflessione seria, responsabile e non ulteriormente rinviabile”.

Le domande alla politica: “Come si sarebbero tutelati cittadini e lavoratori?”

Da qui una raffica di interrogativi che Meridionale Petroli pone pubblicamente e che, di fatto, chiama in causa direttamente il sindaco e l’amministrazione. L’azienda si chiede “come sarebbe stato possibile garantire la tutela degli interessi della comunità vibonese” affidando “un’infrastruttura strategica a un operatore che, alla luce dei dati disponibili, non sembrerebbe disporre di una capacità finanziaria adeguata neppure a sostenere i costi ordinari di gestione”. E dettaglia persino i costi che, secondo la società, sarebbero stati difficili da coprire: “il pagamento delle retribuzioni”; “i canoni concessori”; “le imposte”; “gli oneri operativi correnti”.

Non meno netta la valutazione successiva: è “oggettivamente difficile (se non impossibile) comprendere” come un soggetto con quelle dimensioni economiche avrebbe potuto sostenere “un processo di delocalizzazione e realizzazione di un nuovo deposito costiero”, un intervento che “richiede investimenti di tutt’altra entità”.

Sicurezza, occupazione, continuità energetica

Meridionale Petroli amplia poi il campo, spostando il ragionamento dalle carte alle ricadute concrete sul territorio. Secondo la società, “resta del tutto indeterminato” come sarebbero stati garantiti: “standard adeguati di sicurezza dell’impianto”; “la tutela dei lavoratori e delle loro famiglie”; “la continuità dell’approvvigionamento energetico per il territorio”; “il regolare funzionamento della filiera logistica connessa”.

Si tratta, scrive l’azienda, di “interrogativi concreti, fondati su dati oggettivi”, che toccano “direttamente la sicurezza, la stabilità occupazionale e la continuità dei servizi essenziali per la collettività”. Per questo, conclude su questo punto, “ci si aspetta una risposta ufficiale”.

“Ogni diversa rappresentazione rischia di esporre il territorio”

Nel passaggio successivo il comunicato assume un tono quasi ultimativo. “In assenza di risposte chiare e documentate”, afferma Meridionale Petroli, “ogni diversa rappresentazione (nella migliore delle ipotesi) non solo appare priva di fondamento, ma rischia di esporre il territorio a scelte non adeguatamente ponderate”. Scelte che – avverte – avrebbero conseguenze “inevitabilmente su cittadini, lavoratori e sull’intero sistema economico locale”.

Il messaggio ai lavoratori e ai sindacati: “L’azienda non è contro la comunità”

C’è poi un passaggio politico e sociale molto rilevante, con cui la società respinge “con fermezza ogni strumentale rappresentazione volta a contrapporre l’Azienda alla comunità locale”. Meridionale Petroli rivendica che “il territorio appartiene ai cittadini, ai lavoratori e alle famiglie che lo vivono ogni giorno”, comprese quelle “che da decenni operano all’interno dell’Azienda e dell’indotto”, contribuendo – evidenzia – “in modo determinante alla sicurezza energetica regionale”.

L’azienda aggiunge di riconoscersi “pienamente nelle preoccupazioni espresse anche dalle organizzazioni sindacali”, alle quali conferma “la propria vicinanza e il proprio impegno concreto a tutela di ogni singolo posto di lavoro”.

Il passaggio finale è fortemente evocativo: “Ogni incertezza generata oggi non è astratta: ha un nome, un volto e una famiglia”, ed è quella “dei lavoratori che da anni garantiscono, con il proprio impegno quotidiano, un servizio essenziale per l’intero territorio”.

L’appello finale: “Confronto pubblico, ma solo sui fatti”

In chiusura, Meridionale Petroli richiama il contesto nazionale e strategico del tema energia. “In un momento storico in cui il tema dell’energia assume una rilevanza strategica per il Paese” e in cui “lo stesso Stato interviene (a supporto dei cittadini) per garantire la stabilità dei costi e la continuità degli approvvigionamenti”, la società ritiene “quanto mai necessario che il confronto pubblico sia improntato a responsabilità, rigore e piena aderenza ai fatti”.

L’avvertimento finale è netto: “Rappresentazioni non supportate da elementi concreti, soprattutto quando riguardano ipotesi di eventuale delocalizzazione prive di presupposti reali, rischiano infatti di generare incertezza e preoccupazione tra i lavoratori e le loro famiglie”.

Da qui la disponibilità dichiarata a “un confronto pubblico e trasparente, nelle sedi opportune”, affinché “ogni affermazione possa essere verificata alla luce degli atti e dei dati ufficiali”, “nell’esclusivo interesse della verità dei fatti e della comunità”.

L’ultima riga è anche il messaggio politico più forte: Meridionale Petroli assicura che continuerà a operare “con senso di responsabilità per garantire continuità occupazionale, sicurezza e stabilità al territorio”, ma resta “in attesa che alle dichiarazioni pubbliche facciano seguito evidenze oggettive”.

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