“Ho saputo dai giornali che Denise si era suicidata. Non sono stato avvertito, lo abbiamo visto dai siti online il 10 settembre”. È il racconto di Domenico Cosco, nonno di Denise, figlia di Lea Garofalo e Carlo Cosco, intervistato dal massmediologo e giornalista Klaus Davi. Un colloquio nel quale l’anziano ripercorre il rapporto con la nipote e gli ultimi anni della sua vita.
Cosco sostiene che Denise fosse stata inserita nel sistema di protezione con il nome di copertura di “Chiara Rossi” e che, crescendo, avesse maturato il desiderio di riappropriarsi della propria identità. “Non voleva più chiamarsi Chiara Rossi, voleva il suo cognome”, racconta. Secondo il nonno, proprio la volontà di uscire dal programma di protezione avrebbe avuto un peso importante nelle vicende successive.
Il riavvicinamento al padre
Nel racconto raccolto da Davi, fu Denise a cercare il padre Carlo e a voler ristabilire un rapporto con lui. Tra i due sarebbe esistita una fitta corrispondenza, fino all’incontro dopo l’uscita della ragazza dalla comunità. “Quando si incontrarono la prima volta non dissero nulla ma si abbracciarono e piansero a dirotto”, riferisce Cosco. Il nonno parla anche delle difficoltà attraversate da Denise, delle frequentazioni considerate negative, dell’uso di sostanze e del successivo rapporto con il compagno conosciuto in una comunità terapeutica, con il quale ebbe un figlio.
“Voleva essere libera”
Cosco racconta anche il rapporto personale con la nipote. Ricorda una visita di due anni fa, quando Denise trascorse quindici giorni a casa dei nonni, e l’ultima telefonata, nell’agosto scorso, poche settimane prima della morte. “Lei voleva essere libera, e per essere libera voleva stare con noi”, racconta. “Quando mi ha cercato, io le chiesi se avesse avuto piacere se fossi andato a trovarla e lei mi rispose: Nonno vieni, se vieni fai una cosa bella”.
“Non ci hanno fatto partecipare al funerale”
Tra i passaggi più duri dell’intervista c’è quello relativo al funerale. Il nonno sostiene che la famiglia si fosse recata nel luogo indicato senza però riuscire a trovare la cerimonia. “La famiglia del compagno di Denise ci ha detto che non volevano che partecipassimo al funerale”, afferma Cosco, definendo la decisione “una crudeltà inutile, gratuita”.
Nel colloquio con Klaus Davi, il nonno torna infine anche sulle vicende giudiziarie che hanno coinvolto la famiglia e respinge le accuse di appartenenza alla ’ndrangheta. “Non siamo criminali, siamo lavoratori”, sostiene, distinguendo le vicende giudiziarie che hanno riguardato alcuni componenti della famiglia dalla propria storia personale.
Le dichiarazioni di Domenico Cosco, riportate dalla Gazzetta del Sud nell’intervista realizzata da Davi, ricostruiscono così dal suo punto di vista una storia familiare complessa, segnata dalla protezione di Denise, dal rapporto con i genitori e dalla progressiva ricerca della propria identità.



