Il perimetro di massima sicurezza della Casa Circondariale “S. Cosmai” non è bastato a fermare un presunto giro d’affari illecito che univa l’esterno con l’interno del carcere. Un’indagine lampo, coordinata dalla Procura della Repubblica di Cosenza, ha portato all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di otto persone, accusate a vario titolo di corruzione e spaccio di sostanze stupefacenti.
Le misure e il blitz
L’operazione, scattata dopo gli interrogatori preventivi disposti dal gip, è stata condotta dal Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria (Nucleo Regionale della Calabria), supportata dai colleghi del reparto interno di Cosenza e dai rinforzi giunti da Napoli. Il bilancio del provvedimento vede sei indagati finire agli arresti domiciliari, mentre per gli altri due sono scattati rispettivamente l’obbligo di dimora e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Il ruolo dell’agente “infedele”
Al centro del quadro indiziario spicca la figura di un poliziotto penitenziario. Secondo l’ipotesi accusatoria, l’agente avrebbe sistematicamente tradito i propri doveri d’ufficio in cambio di denaro o altre utilità (inclusa la droga) promessi o consegnati dai familiari dei detenuti.
Un vero e proprio “listino dei servizi” proibiti che comprendeva: videochiamate extra (l’agente avrebbe consentito colloqui video in numero superiore rispetto a quelli autorizzati dal DAP); canale di comunicazione (faceva da tramite per messaggi riservati tra i detenuti e i parenti all’esterno); introduzione di beni vietati (facilitava l’ingresso di smartphone, schede SIM e sostanze stupefacenti); omessa vigilanza (in cambio di mazzette, avrebbe chiuso un occhio sulla presenza di droga e telefoni nelle celle, evitando di segnalarne il possesso alle autorità).
Le indagini
L’inchiesta non si è basata solo su indiscrezioni. Gli inquirenti hanno messo insieme un mosaico probatorio solido attraverso l’ascolto di persone informate, attività tecniche di intercettazione, pedinamenti (servizi di OCP) e un’attenta analisi dei filmati del sistema di videosorveglianza interno. I riscontri “sul campo” sono arrivati puntuali: durante l’attività investigativa effettuati numerosi sequestri di droga e dispositivi mobili già pronti all’uso dietro le sbarre.
Oltre alla corruzione, per gli indagati pesano ora le gravi accuse di spaccio di stupefacenti e rivelazione di segreti d’ufficio, in un’inchiesta che scuote profondamente l’amministrazione penitenziaria bruzia.


