Facoltà di Medicina, accesso libero. L’appello che parte dalla Calabria e arriva al Quirinale

Il presidente dell'associazione Don Gnocchi Voglia di Vivere, Cosimo Limardo, solleva il tema dell’accesso agli studi medici come causa strutturale della crisi sanitaria. Una richiesta formale alle massime istituzioni dello Stato per cambiare rotta

La crisi della sanità italiana, e in particolare di quella calabrese, non è solo una questione di risorse o di organizzazione. È, prima ancora, una questione di scelte politiche che incidono sul futuro di un’intera generazione. Da questa consapevolezza nasce l’appello di Cosimo Limardo, presidente dell’associazione “Don Gnocchi Voglia di Vivere” di San Calogero e vicepresidente del Partito Unione Nazionale Italiana, che ha indirizzato una formale richiesta al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ai ministri Anna Maria Bernini e Orazio Schillaci. L’obiettivo è chiaro: abolire il cosiddetto “semestre filtro” per l’accesso alla Facoltà di Medicina e Chirurgia, considerato non una soluzione ma un ulteriore ostacolo al diritto allo studio e alla tenuta del Servizio sanitario nazionale.

Una battaglia che parte da lontano

Limardo da anni conduce un’attività costante di sensibilizzazione sul tema della sanità, scrivendo e sollecitando le istituzioni a ogni livello. Un impegno che non nasce da una posizione ideologica, ma dalla convinzione che la salute sia un diritto costituzionale e che la rassegnazione non possa diventare una risposta politica. La continuità dell’azione, sottolinea, è essa stessa un messaggio: difendere i diritti dei cittadini, soprattutto dei più fragili, richiede coerenza e perseveranza.

Giovani esclusi, ospedali svuotati

Secondo Limardo, il semestre filtro ha prodotto l’effetto opposto rispetto alle intenzioni dichiarate. Migliaia di studenti, dopo mesi di studio e sacrifici economici, si ritrovano esclusi dal percorso universitario senza reali alternative. Molti sono costretti a cercare fortuna all’estero, in Paesi come Romania, Polonia o Albania, mentre altri rinunciano definitivamente al sogno di diventare medici o infermieri. Una possibilità, quest’ultima, che non tutte le famiglie possono permettersi, aggravando le disuguaglianze sociali. A questo si aggiunge il costo elevato dei corsi di preparazione, che rende l’accesso agli studi sanitari sempre meno equo. Il risultato è un sistema che, di fatto, seleziona per reddito e non per merito.

Il paradosso della carenza di medici

La mancanza di personale negli ospedali italiani, e calabresi in particolare, non è per Limardo il frutto di una “fuga” di professionisti verso il Nord, ma la conseguenza diretta di un numero chiuso che limita l’ingresso alle professioni sanitarie. Un paradosso che costringe le istituzioni a cercare medici all’estero, come dimostra l’appello del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto per l’arrivo di professionisti da Cuba e da altri Paesi. Una soluzione tampone che non affronta il nodo centrale: senza un accesso più ampio e giusto alla formazione, il Servizio sanitario nazionale continuerà a perdere pezzi, tra carenze strutturali e servizi ridotti.

Da qui la richiesta finale: un decreto che abolisca definitivamente il semestre filtro e il numero chiuso, restituendo ai giovani il diritto allo studio e al Paese la possibilità di formare i professionisti di cui ha urgente bisogno. Una scelta che, secondo Limardo, non riguarda solo il futuro dei singoli studenti, ma la tenuta stessa della sanità pubblica italiana.

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