I soldi di un piccolo Comune delle Serre vibonesi venivano sistematicamente drenati e usati come un conto corrente privato. All’alba di oggi, 10 giugno 2026, i Carabinieri e i finanzieri del Comando provinciale di Vibo Valentia hanno fatto scattare un maxi-sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente per un valore complessivo di circa 462.460 euro. Il provvedimento, emesso dal gip del Tribunale di Vibo su richiesta della locale Procura, colpisce 11 persone accusate, a vario titolo, di essersi appropriate per quasi un decennio di fondi pubblici.
La denuncia e il “sistema” della Smart Card
L’indagine è nata nell’ottobre del 2024, grazie al coraggio di alcuni amministratori locali che si sono presentati in una stazione dei Carabinieri per segnalare macroscopiche incongruenze nei bilanci dell’ente: i destinatari formali dei mandati di pagamento non coincidevano con i reali beneficiari del denaro.
A quel punto la Procura di Vibo Valentia ha attivato anche gli specialisti del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza. Spulciando i conti dal 2015 al 2024, le Fiamme Gialle hanno scoperto un vero e proprio “sistema” contabile. Il fulcro di tutto era l’ex responsabile dell’area “Affari Generali” del Comune, un funzionario andato in pensione nel gennaio 2022 ma rimasto legato all’ente come collaboratore esterno fino all’ottobre 2024. Sfruttando la totale fiducia di cui godeva e il fatto di essere l’unico a saper usare i software di gestione, il dipendente operava in assoluta autonomia con la smart card rilasciata dal tesoriere comunale.
Falsi mandati a ditte e associazioni: le cifre del peculato
Il meccanismo era tanto semplice quanto efficace: il funzionario liquidava falsi mandati di pagamento a favore di soggetti terzi – professionisti, imprese e associazioni compiacenti – completamente privi di qualunque titolo di credito o documento giustificativo. In totale sono stati individuati ben 228 mandati illeciti. Secondo l’impianto accusatorio, il principale indagato avrebbe sottratto da solo 179.002 euro, mentre altri 283.458 euro sarebbero stati incassati in concorso con gli altri 10 indagati (imprenditori e privati cittadini delle Serre). Nei casi in cui i soldi finivano invece direttamente nelle tasche del funzionario all’insaputa dei beneficiari fittizi, questi ultimi sono stati riconosciuti estranei ai fatti.
Sigilli a conti correnti e immobili
Il blitz di questa mattina ha portato al congelamento immediato di conti correnti, quote societarie, immobili e beni mobili registrati riconducibili a tutti gli 11 indagati, fino a concorrenza della cifra contestata.
Dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia viene ribadito come l’operazione sia il frutto di una “sinergia vincente tra le forze di polizia a tutela della pubblica amministrazione”. Come previsto dalle normative vigenti, per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.





