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Furto di farmaci oncologici, il procuratore Borrelli: “Vicenda molto grave”

Il magistrato ha escluso qualsiasi tipo di collaborazione con eventuali basisti o sodali del territorio

“Una vicenda molto grave, oltre che particolarmente onerosa per le casse pubbliche, che ha visto anche una sinergia tra più procure. Le attività investigative sono state poi condivise con le procure di Napoli e di Benevento, che hanno proceduto in questi giorni, pressoché simultaneamente, all’esecuzione di una serie di provvedimenti restrittivi, con riferimento ai reati di loro competenza, perché il gruppo di presunti responsabili di questi reati poi operava nella provincia di Napoli”. Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Giuseppe Borrelli incontrando i giornalisti per l’operazione che ha portato a 4 arresti per il furto di farmaci oncologici dall’Ospedale di Melito Porto Salvo.

Sull’esistenza di una possibile rete di distribuzione di questo tipo di farmaci di provenienza illecita, sta indagando la Procura di Napoli, dove l’organizzazione criminale era dislocata e insediata. I furti sono avvenuti tra aprile e giugno 2024, e “non sempre – ha detto Borrelli – dalle stesse persone”. Il magistrato ha escluso qualsiasi tipo di collaborazione con eventuali basisti o sodali del territorio presso l’Ospedale di Melito Porto Salvo. Alla conferenza stampa hanno partecipato anche la pm Chiara Greco, il tenente Alessio Santagata, comandante del Nucleo operativo radiomobile dei carabinieri di Melito Porto Salvo, il comandante, capitano Daniele Barbero, ed il comandante provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria, generale Cesario Totaro.

Indagini particolari

“All’epoca dei fatti le misure di sicurezza poste a presidio dei farmaci non erano particolarmente all’avanguardia” ha detto Greco escludendo qualsiasi tipo di responsabilità dentro l’ospedale. “Sono state – ha detto Barbero – indagini particolari con analisi massive di dati. Non solo, mancando sistemi di videosorveglianza, siamo riusciti a risalire alle auto e confrontato i dati di celle e telefoni che erano comunque intestati a soggetti stranieri e che non risultavano mai censiti sul territorio nazionale”. (Ansa)

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