Il ciclone Harry, l’urbanistica Calabrese e l’INU

Dopo il ciclone Harry, l’architetto Domenico Santoro propone una svolta nell’urbanistica calabrese: rigenerazione urbana, sicurezza del territorio e revisione della legge regionale contro gli effetti del cambiamento climatico.

Il Cambiamento climatico   non deve distrugge il  nostro territorio  paesaggisticamente straordinario, dai bellissimi gradoni, della Calabria. Certo, molti errori urbanistici sono stati fatti nella stagione del “fai da te” edilizio, specie con il dilagare della “sindrome della prima fila“, che ha rovinato le nostre spiagge e i nostri torrenti, distrutti oggi da Harry.

Il  Cambiamento Climatico c’è

Quindi, abbiamo il dovere civile di conservare questo territorio per i posteri, l’enormità del ciclone Harry ci insegna che il  Cambiamento Climatico c’è e non possiamo ricostruire con lo stesso sistema edilizio.

Arch. Domenico Santoro

Pertanto l’urbanistica regionale deve dare immediatamente una risposta e far passare il Piano Strutturale Comunale PSC da  espansivo a quello della rigenerazione urbana, ovvero  riorganizzare il territorio secondo  nuovi usi e funzioni,  e non solo rifacimento  stradale delle piazze come hanno fino ad ora inteso i Sindaci.

Occorre una legge regionale forte che pensi all’arretramento delle residenza dal  mare  lasciando solo il  turismo, che deve smontare sa fine stagione..

La manutenzione del territorio

Un altro punto strategico è la manutenzione del territorio e  le tasse sulla casa quasi tutte non incassate dai Comuni,  sempre squattrinati.

Occorre riorganizzare l’ingegneria istituzionale, poiché lo spezzettamento delle responsabilità politiche, alle Provincie i torrenti,  i lungomare ai Comuni, le spiagge alle Regioni, produce disastri. Mentre i cittadini sia aspettano indicazioni e aiuti dai comuni.

Anche la draconiana misura regionale, dell’identificabilità dei 600 ml dal mare  e dei 150 ml ai fiumi, non risolve nulla anzi  blocca anche il  rafforzamento edilizio.

Blocca il  nuovo, ma non aiuta il già costruito, a cui occorre dare possibili modifiche per irrobustire la sicurezza, quest’ultima da non fare con il  solito cemento sempre distrutto dai cicloni, ma con gli esempi naturalistici.

Dare agli edifici localizzati in aree insicure una possibile delocalizazzione, che se non accettata  porti a una tassazione aggiuntiva e a una mancato  ristoro dei danni in caso di calamità.

Legge Urbanistica regionale invecchiata

In conclusione occorre rivedere velocemente l’intera legge urbanistica regionale, a cui personalmente, negli anni passati,  ho dato molta speranza e  appoggio, con 3 libri e tante conferenze,  ma che ora denota 23 anni di inefficienza, dal 2022,  in un mondo del tutto cambiato economicamente, climaticamente, socialmente. Spero che gli amici dell’INU (Istituto Nazionale Urbanistica) siano in sintonia con questa tesi.

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