Un affascinante invito alla ricerca e alla tutela della storia dell’arte locale arriva da Porto Santa Venere per bocca di Antonio Montesanti, apprezzato scrittore, studioso e maestro ceramista vibonese. Al centro dell’iniziativa c’è la celebre Chiesetta di Piedigrotta, a Pizzo, e in particolare il gruppo statuario della “Pesca Miracolosa”, scolpito nella pietra arenaria da Alfonso Barone ispirandosi all’omonimo dipinto del 1707 di Jean-Baptiste Jouvenet (pittore alla corte del Re Sole), oggi custodito al Museo del Louvre. Mettendo a confronto i documenti fotografici, l’esperto evidenzia un dettaglio evidente: il volto del Cristo impresso in uno scatto del 1952 appare radicalmente diverso da quello visibile oggi. Lineamenti, capigliatura, proporzioni ed espressione non coincidono, suggerendo che la testa attuale sia stata riposizionata in modo posticcio e che non sia quella originale concepita dall’artista.
Il tragico “taglio delle teste” e il restauro
Per comprendere l’origine di questo mistero bisogna risalire ai primi anni Sessanta, un periodo buio per il sito monumentale a causa di un grave atto vandalico. Uno o più giovani si introdussero infatti all’interno della grotta, accanendosi contro le sculture con bastoni e pietre. In poche ore, il minuzioso lavoro scultoreo della prima metà del Novecento venne ridotto in frammenti, lasciando decine di figure decapitate o gravemente mutilate. La rinascita del sito si dovette successivamente a Giorgio Barone, nipote degli scultori storici, il quale rientrò appositamente dal Canada per avviare una complessa opera di restauro. Lavorando in condizioni difficili, spesso senza l’ausilio di fotografie o disegni d’archivio e dovendo gestire una grandissima mole di frammenti sparsi, il restauratore ricostruì e riposizionò i volti mancanti. Data la complessità dell’impresa, è altamente probabile che alcune teste siano state modellate liberamente o, in qualche caso, collocate sul corpo sbagliato.
Il concorso: un bassorilievo in premio per chi risolve il mistero
Da questa ricostruzione storica nasce il “Gioco del volto perduto”, una vera e propria indagine collettiva aperta a cittadini, esperti e turisti di ogni nazionalità. L’obiettivo è osservare con attenzione e spirito critico le figure della chiesetta, analizzando e confrontando capigliature, barbe, inclinazioni del collo, direzioni dello sguardo e punti di raccordo tra i busti e le teste delle statue. L’enigma da risolvere è duplice: individuare su quale statua di Piedigrotta sia stata erroneamente posizionata la testa originale del Cristo della “Pesca Miracolosa” e stabilire a quale corpo appartenesse in origine il volto che le è stato applicato durante i restauri. Per stimolare la partecipazione e valorizzare il patrimonio ferito della chiesetta, il maestro ceramista ha messo in palio un premio speciale: un bassorilievo in ceramica raffigurante proprio la “Pesca Miracolosa”, che verrà consegnato a chi saprà fornire la segnalazione fotografica e il confronto più convincente per risolvere il mistero.




