Il pianto dei “saggi”, la nostalgia diventa alibi e il presente in Calabria resta senza risposte

Una riunione di "archeologia politica" che guarda solo indietro mentre la Calabria affonda. Tra autocitazioni, memorie gloriose e nessuna assunzione di responsabilità, il vuoto della proposta politica diventa assordante

La riunione di Feroleto Antico, pensata per riaprire una riflessione sul futuro del centrosinistra calabrese, finisce per restituire soprattutto l’immagine di una politica che fatica a uscire dal proprio passato. Un confronto che, più che indicare una direzione, sembra interrogarsi su ciò che è stato, lasciando sullo sfondo ciò che la Calabria è diventata. All’incontro hanno preso parte figure che hanno attraversato diverse stagioni della vita politica regionale e nazionale: da Agazio Loiero a Sandro Principe, passando per Enzo Bruno, Enzo Damiano, Franco Ambrogio, Salvatore Perugini, Nino Gemelli, Franco Petramala, Salvatore Zoccali e Francesca Straticò. Ai più giovani questi nomi non dicono nulla. Tra quelli che li hanno conosciuti e seguiti alcuni li adorano, altri li hanno già condannati ritenendoli tra i responsabili dello sfascio di oggi. Ma, a torto o a ragione, sono personaggi noti, esperienze lunghe le loro e proprio per questo chiamati a un livello di responsabilità più alto.

Il racconto delle stagioni felici

Il racconto delle stagioni felici

Nel documento conclusivo si insiste sulla necessità di tornare a una formula di centrosinistra “classico”, richiamando il clima riformista del passato, le grandi riforme sociali, la centralità dello Stato e dell’Europa. Un’impostazione che guarda a una stagione chiusa da tempo e che, però, non spiega perché quel modello si sia interrotto né chi abbia contribuito a svuotarlo. La Calabria di oggi è il risultato di un percorso lungo, non di una frattura improvvisa. Sanità in affanno, servizi ridotti, territori spopolati non sono fenomeni nati ieri. Parlare di crisi democratica senza affrontarne le cause rischia di restare un esercizio teorico.

Il cancro del clientelismo

Non è credibile far passare l’idea che tutto il peso della situazione attuale ricada sull’oggi, né che ogni responsabilità possa essere attribuita al presidente Roberto Occhiuto. Allo stesso modo, non è accettabile immaginare che una nuova alleanza politica possa funzionare come una sorta di amnistia preventiva per chi ha governato, amministrato o indirizzato scelte strategiche negli anni passati. Il clientelismo non è un’invenzione recente. Ha attraversato stagioni politiche diverse, producendo dipendenza, immobilismo e sfiducia. Molti giovani hanno scelto di andarsene; altri sono rimasti adattandosi a un sistema che premia l’appartenenza più della competenza. Questo non può essere rimosso dal racconto.

L’autocritica che manca

Il limite più evidente dell’incontro è l’assenza di una vera autocritica. Non emerge una riflessione su ciò che non ha funzionato, sulle scelte che hanno allontanato i cittadini, sull’incapacità di costruire un’alternativa credibile nel tempo. Senza questo passaggio, ogni richiamo alla partecipazione popolare rischia di suonare astratto. La sensazione è che si sia assistito più a un momento di riconoscimento reciproco che a una discussione sulle priorità concrete della Calabria di ora.

Oltre le riunioni

La Calabria non ha bisogno di operazioni nostalgia né di parate politiche. Ha bisogno di azioni misurabili, programmi praticabili, tempi certi. Ha bisogno di una classe dirigente che sappia riconoscere errori e limiti prima di chiedere di nuovo fiducia. Senza questo salto, anche le migliori intenzioni rischiano di restare chiuse in una stanza, mentre fuori la realtà continua a chiedere risposte.

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