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Il voto, la stanchezza dei calabresi e il peso di una scelta

Tra delusione e desiderio di riscatto, un invito a superare l’indifferenza e a guardare alle Regionali come a un atto di responsabilità

Ho seguito la campagna elettorale regionale anche tramite i media. Letto e ascoltato commenti e confronti: è da qui che si dovrebbe iniziare, no? L’esperienza vissuta con il presidente uscente in questi quattro anni, certo, è un bel paniere ricco di cose fatte, non ancora fatte ma in cantiere, e di idee e programmi senza i quali la storia s’interromperebbe. E a me le storie piace leggerle fino alla fine.

Topini innocui e servizievoli

Sono bislacca? Sono semplicemente stufa. Stufa del lamento che si scioglie come neve al sole quando l’elettore va a votare per il rinnovo del consiglio comunale del proprio comune, per prediligere l’interesse del proprio orticello. Stufa delle prese di posizione Nord-Sud, dove il Sud è ovviamente presentato sempre e comunque come la Cenerentola d’Italia, e la Calabria, i suoi topini innocui ma servizievoli e affidabili. Sono stufa delle promesse inconsistenti ma succose, appartenenti all’albero di chi la spara più grossa…

Una croce sulla scheda

Dunque, per tornare alla questione che per un giorno e mezzo chiede ai calabresi lo sforzo fisico e mentale di occuparsi della terra per cui hanno tanto steso manifestazioni di risentimento, recandosi a tracciare una croce sulla scheda elettorale proclamata come conquista democratica, ma allo stesso tempo da molti snobbata, il consiglio che mi azzardo di dare — e che ho seguito personalmente dal momento in cui il presidente uscente si è dimesso, permettendo ai calabresi di scegliere se cambiare strada dalla rotta da lui tracciata — è quello di mettere da parte congetture e reazioni, anche sacrosante, a situazioni che non è umano tollerare, e considerare se continuare il cammino su un percorso ancora accidentato, ma con una meta prefissata di cui qualcosa comincia ad apparire all’orizzonte dopo anni di disastro incommensurabile, gestiti dall’appendice di chi ora vorrebbe il Bengodi, o intraprendere il tragitto verso un miraggio preconfezionato. La Fata Morgana è sempre là. Noi, intanto, afferriamo quello che è a portata di mano.

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