Incuria e abbandono a Vibo, il patrimonio comunale cade a pezzi

Il degrado divora edifici scolastici, palazzi storici e immobili di qualsiasi tipo. Pesanti le ripercussioni sul tessuto sociale cittadino

Un territorio che si sta pian piano sgretolando: ecco il profilo che emerge analizzando la situazione a livello complessivo, con numeri sul degrado urbano che spaventano. Tra le strutture senza manutenzione a livello comunale compaiono ex edifici scolastici, palazzi storici, uffici, strutture di edilizia sociale. Si tratta di immobili chiusi e inutilizzati davanti ai quali i progetti di riqualificazione urbana hanno tirato dritto o se si sono fermati, sono rimasti solo sulla carta.  Tutto ciò rappresenta un segnale di crisi con gravi ripercussioni nel tessuto sociale ed economico della comunità.

 Mentre le attività messe in campo, in diversi Comuni italiani, puntano tutte al recupero e al riutilizzo, al contrario, nella città capoluogo, i numeri tracciano il quadro di un territorio in agonia.  Abbandono, incuria, mancata gestione ordinaria. E’ questo il risultato di una politica che per parecchi lustri si è completamente disinteressata delle proprietà comunali. La lista rossa parte dai piccoli borghi come San Pietro e Triparni  dove gli ex  edifici scolastici sono  ridotti a brandelli da oltre un trentennio. Nel primo caso, dello stabile in cui era ubicata l’ex scuola elementare rimane ben poco, mentre nel caso di Triparni l’immenso edificio che ospitava le Medie, dopo la chiusura,   è stato  distrutto dai vandali. Da qualche anno in disuso pure l’ex edificio della scuola elementare di Triparni, per ora in discrete condizioni,   tant’è che potrebbe essere utilizzato,  ad esempio, dai giovani come centro di aggregazione, ma  invece si preferisce tenerlo chiuso.  

 Mentre le attività messe in campo, in diversi Comuni italiani, puntano tutte al recupero e al riutilizzo, al contrario, nella città capoluogo, i numeri tracciano il quadro di un territorio in agonia.  Abbandono, incuria, mancata gestione ordinaria. E’ questo il risultato di una politica che per parecchi lustri si è completamente disinteressata delle proprietà comunali. La lista rossa parte dai piccoli borghi come San Pietro e Triparni  dove gli ex  edifici scolastici sono  ridotti a brandelli da oltre un trentennio. Nel primo caso, dello stabile in cui era ubicata l’ex scuola elementare rimane ben poco, mentre nel caso di Triparni l’immenso edificio che ospitava le Medie, dopo la chiusura,   è stato  distrutto dai vandali. Da qualche anno in disuso pure l’ex edificio della scuola elementare di Triparni, per ora in discrete condizioni,   tant’è che potrebbe essere utilizzato,  ad esempio, dai giovani come centro di aggregazione, ma  invece si preferisce tenerlo chiuso.  

Edifici pubblici chiusi

Mai completata la scuola elementare di Longobardi, dove ad essere usato è solo il piano terra.  Sempre a Longobardi,   da  quando sono state abolite le circoscrizioni,  la ex delegazione comunale, sorta agli inizi del ‘900 come scuola elementare, ha le porte sprangate. Così com’è chiusa l’ex scuola elementare di Bivona, per un periodo concessa in locazione alla Fondazione Federica Monteleone.  Stessa sorte è toccata all’ex ufficio anagrafe di piazza Annarumma,  che per un periodo ha ospitato la sezione provinciale della Croce rossa e all’ex Convitto Alberghiero di via Carlo Parisi, dichiarato inagibile nel 2015. Per queste ultime due strutture ci sono in itinere due progetti.

Centro sociale in piazza Annarumma  

L’importo complessivo destinato a tal fine  è di 547.894,59   euro. Il restyling sarà inserito tra gli interventi di “Agenda Urbana” finanziati a valere su risorse Fsc.   Invece per l’ex convitto l’idea sarebbe quella di     creare un centro di aggregazione sociale. La spesa complessiva  risultata essere pari a 1.100.000,00 euro. Questi interventi sono stati inseriti nel piano triennale delle opere pubbliche  (2022-24), ma nel 2018 erano già parte di “Agenda urbana”.

Risale invece al 2021 l’accordo di programma con la Regione.  Catenaccio pure  al cancello di villa Gagliardi,  luogo suggestivo, simbolo di una città definita giardino sul mare. Anche in questo caso si parla di riqualificazione, ma si resta in attesa che il progetto prenda il via.   La “lista rossa” comprende anche l’immenso patrimonio artistico e culturale vibonese  in stato di rovina e abbandono. Il grido di dolore ripetuto da  associazioni, storici ed estimatori, purtroppo è rimasto inascoltato. A ogni aggiornamento dell’elenco uno squarcio nell’anima della vecchia Monteleone e dell’antica Hipponion.

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