La Democrazia Cristiana in Calabria si ferma e, di fatto, si scioglie. La direzione regionale del partito, riunita nei giorni scorsi a Vibo Valentia alla presenza del commissario regionale Michele Ranieli, ha deciso all’unanimità di rassegnare le dimissioni in massa dalla DC. Una scelta drastica, maturata al termine di una discussione lunga e senza sconti, che certifica la fine di un progetto politico giudicato non più sostenibile.
Il peso di un simbolo che non traina
Al centro del confronto, l’esito definito “insoddisfacente” delle recenti elezioni regionali e il bilancio di una campagna elettorale che non ha prodotto i risultati attesi. Il richiamo alla Democrazia Cristiana, è emerso chiaramente, non ha funzionato da elemento aggregante. Al contrario, per molti dirigenti si è rivelato un freno: un’operazione percepita come anacronistica, incapace di parlare all’elettorato contemporaneo e di intercettare nuovi consensi.
Il caso Sicilia e l’assenza di una guida
La riflessione si è fatta ancora più severa sulle vicende che hanno investito i vertici del partito in Sicilia. Inchieste, stallo decisionale e mancanza di una leadership riconoscibile hanno alimentato l’idea di una DC incapace di superare una dimensione territoriale ristretta e di trasformarsi in una vera forza nazionale. Una fragilità strutturale che ha pesato in modo decisivo sulla scelta finale. Non meno rilevante il tema della frammentazione: tredici formazioni diverse che utilizzano nome e simbolo della Democrazia Cristiana. Il fallimento del tentativo di unificazione, sostenuto con forza proprio dalla componente calabrese, ha definitivamente compromesso la possibilità di costruire un’identità politica chiara e credibile su cui chiedere la fiducia dei cittadini.
La rottura: fine di un ciclo
Da qui la conclusione, netta: continuare a fare politica sotto un simbolo che ha segnato la storia del Paese, ma che oggi non possiede più capacità propulsiva, non è ritenuto utile né per l’Italia né, soprattutto, per la Calabria. Le dimissioni collettive segnano la chiusura di una fase e l’apertura di una ricerca di nuove strade politiche, giudicate più aderenti ai bisogni reali del territorio.
La comunicazione di una scelta obbligata
A rendere pubblica e politicamente assumere la decisione sono Michele Ranieli, commissario regionale, e Giuseppe Pasquino, commissario provinciale di Vibo Valentia, che hanno curato e sottoscritto la comunicazione ufficiale della rottura. A loro il compito di spiegare una scelta che punta, nelle intenzioni dichiarate, a “ridare luce e speranza a un territorio che ha bisogno di idee, coraggio ed energie nuove”. Una frattura che non è solo organizzativa, ma simbolica. E che chiude, senza ambiguità, l’esperienza della DC calabrese così come era stata immaginata.


