Gli uomini della sua scorta accanto al feretro e una chiesa gremita di giornalisti, magistrati, realtà sociali, magistrati e forze dell’ordine. Così la Calabria ha salutato il giornalista del Quotidiano del Sud e collaboratore dell’ANSA Michele Albanese, morto domenica mattina. Nella Chiesa Matrice di Cinquefrondi (Reggio Calabria) non sono voluti mancare l’ex procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho, oggi senatore e l’ex procuratore di Palmi Giuseppe Creazzo.
La Calabria che si rialza
Per dirla con le parole del vescovo di Oppido Mamertina-Palmi Giuseppe Alberti, alla cerimonia era presente “la diocesi, il vescovo di Locri Francesco Oliva, Libera con don Luigi Ciotti, ma anche una comunità civile che è qui e si confonde, si intreccia, si unisce. C’è il mondo del giornalismo, ci sono le realtà sociali, c’è il vissuto di una realtà che è quella della nostra Calabria che palpita, che spera, che cammina, a volte cade perché inciampa, si rialza e continua a guardare avanti”.
Michele, una storia che continua
“La storia di Michele non finisce – ha ribadito più volte il vescovo -. È una storia che continua. È un intreccio di esperienze, situazioni, incontri, sofferenze, ferite, speranze, progetti, che non si conclude. Michele ha vissuto due amori: il primo è la famiglia che l’ha sostenuto e accompagnato in tutti i passaggi. Michele poteva sembrare un po’ burbero, un po’ chiuso, ma in realtà era riservato. Il secondo amore è stata la Calabria che sognava diversa e per la quale ha speso energie, passione, anche un po’ della sua libertà. È giusto ricordarlo e la scorta lo conferma. Michele è stato un artista della parola”.
Un pilastro
Durante il funerale, don Luigi Ciotti si è avvicinato alla bara e si è rivolto alla moglie Melania e alle figlie Maria Pia e Michela: “Il vostro papà e l’amore della tua vita con eleganza se n’è andato nel giorno del Signore. Michele non cercatelo nella tomba ma nelle persone che lui ha amato. Noi continueremo a camminare con te e noi diamoci più una mossa è questo che Michele avrebbe detto a tutti”.
Per Cafiero De Raho, “Michele era un pilastro di questo territorio. Un uomo che impersonificava l’etica, la capacità di reazione, la critica, la censura, la parola libera. Era come se custodisse con la sua persona tutto ciò che la Calabria dovrebbe avere per vincere in un territorio purtroppo ancora controllato dalla ‘Ndrangheta che diventa sempre più apparentemente una persona con giacca e cravatta”. (Ansa)


