L’apocalisse Jolina ha sparso altro sale sulle ferite di una Calabria sempre più indifesa. Una terra dove da mesi la cronaca sembra avere smesso di raccontare la vita quotidiana per registrare continue ondate di maltempo, allerte meteo, tempeste mediterranee e bilanci di danni. Come riportato dalla Gazzetta del Sud, prima di Jolina erano stati Harry, Ulrike, Nils e Pedro a colpire con violenza la regione, cancellando metri di costa e trasformando le strade in trincee di fango. I cicloni hanno messo a nudo le fragilità di una terra segnata da decenni di cementificazione e abusivismo. “Purtroppo fino ad aprile saremo esposti ad eventi del genere”, ha dichiarato il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, sottolineando come il terreno saturo non riesca più ad assorbire precipitazioni che raggiungono i 200 millimetri in un’ora.
Il rebus dei risarcimenti
Nonostante l’annuncio di un intervento nazionale da 1,1 miliardi di euro per il Sud, i fondi restano in gran parte “sulla carta”. Il governatore ha confermato la disponibilità dei primi 35 milioni (relativi al ciclone Harry), ma ha sollevato un delicato problema normativo: molte abitazioni danneggiate, come quelle di Sibari, non risultano accatastate correttamente. Per evitare una “ferita sociale”, la Regione valuta un decreto legge per slegare i ristori dal titolo di proprietà o l’utilizzo di fondi propri.
L’allarme del settore produttivo
La CNA Calabria, per bocca del presidente Giovanni Cugliari, giudica però le misure attuali “parziali”. Con il turismo a rischio e le imprese logorate, l’associazione chiede un incremento delle risorse (i 76 milioni del decreto Maltempo sono ritenuti esigui) e strumenti finanziari certi: contributi a fondo perduto diretti; finanziamenti ponte fino a 200 mila euro con durata decennale; rateizzazione dei tributi in 60 mesi. Mentre il mondo industriale si stringe attorno ad aziende colpite come la Guglielmo Caffè, la Calabria resta sospesa tra la paura del cielo e i tempi lunghi della burocrazia.


