L’Archiforo ferito e poi risorto: Plastic Free libera il “tempio verde” da 15 quintali di inciviltà

Dalle viscere del fiume spuntano pneumatici e rifiuti di ogni genere. L'operazione, guidata da Maria Staltari, restituisce dignità al cuore del Parco delle Serre

Il Sentiero dell’Archiforo non è solo un percorso naturalistico; per chi vive e respira le montagne, è un tempio di equilibrio e benessere. Eppure, anche la bellezza più pura può essere profanata dall’inciviltà. A restituire dignità a questo polmone verde ci ha pensato l’associazione Plastic Free Serra San Bruno, guidata dalla referente locale Maria Staltari, protagonista di un’operazione di bonifica che lascia riflettere tanto per i numeri quanto per la tipologia di scarti rinvenuti. L’intervento ha portato alla rimozione di ben 15 quintali di rifiuti. Un bottino di degrado che deturpava una delle aree più pregiate del Parco delle Serre.

Un fiume di gomma e plastica

Sin dalle prime ore del mattino, un primo gruppo di volontari si è speso per estirpare dal letto del fiume sei pneumatici di grandi dimensioni, un corpo estraneo che minacciava l’ecosistema acquatico. Ma la lista dell’orrore ambientale non si ferma qui: tra la vegetazione sono stati recuperati ingombranti, vetro, plastica e una quantità preoccupante di articoli per bambini. Proprio quest’ultimo dettaglio ha sollevato l’indignazione della referente Staltari. Trovare oggetti destinati all’infanzia abbandonati tra i boschi apre un interrogativo doloroso sul messaggio educativo che le vecchie generazioni stanno trasmettendo alle nuove: trattare la montagna come una discarica significa, di fatto, ipotecare il futuro di chi quei boschi dovrebbe ereditarli.

La rete della tutela

L’operazione è stata il frutto di una sinergia territoriale. Maria Staltari ha voluto ringraziare sentitamente: il Parco naturale regionale delle Serre, per il “fondamentale supporto logistico”; il Comune di Serra San Bruno, “che si occuperà della rimozione e dello smaltimento definitivo dei rifiuti accumulati” e tutti i volontari, “veri custodi della bellezza montana”, che “hanno scelto di rimboccarsi le maniche contro l’indifferenza”.

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