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Mafie e politica, la Commissione Antimafia apre un nuovo fronte sulle infiltrazioni nei partiti

La maggioranza spinge per fare chiarezza: riflettori anche sulla Calabria, dove le infiltrazioni mafiose continuano a condizionare enti pubblici e politica

Si muove il Parlamento, con un segnale politico chiaro e diretto: accendere i riflettori sul rischio di infiltrazioni mafiose all’interno dei partiti. Su impulso della premier Giorgia Meloni, la presidente della Commissione parlamentare antimafia Chiara Colosimo ha convocato per martedì prossimo un ufficio di presidenza destinato a segnare un passaggio delicato, aprendo alla possibilità di un nuovo filone d’inchiesta dedicato proprio al rapporto tra criminalità organizzata e politica.

L’iniziativa arriva in un contesto già segnato da tensioni e sospetti, con indagini in corso tra Milano e Roma che, pur senza indagati tra gli esponenti di Fratelli d’Italia, sfiorano ambienti politici e alimentano il dibattito.

Le inchieste e il clima politico

La Commissione è già attiva su due dossier rilevanti: l’indagine Hydra a Milano e quella sul clan Senese a Roma. Proprio su quest’ultima si aprirà a breve un ciclo di audizioni che coinvolgerà, tra gli altri, anche Andrea Delmastro, insieme a magistrati, forze dell’ordine e organismi istituzionali. Il 16 aprile Colosimo sarà nel capoluogo lombardo per approfondire gli sviluppi dell’inchiesta Hydra, mentre sul fronte romano si punta a chiarire ogni possibile zona d’ombra.

Sul piano politico, tuttavia, il confronto resta acceso. Se da un lato la maggioranza rivendica la necessità di costruire “anticorpi” contro ogni tentativo di infiltrazione, dall’altro l’opposizione – con esponenti come Walter Verini – invita a evitare generalizzazioni e a mantenere il focus su fatti concreti.

Un nuovo filone d’indagine

Il vero snodo sarà però la riunione di martedì, quando la Commissione valuterà l’apertura di un’indagine sistematica sulle infiltrazioni mafiose nei partiti. Un passaggio che segna un cambio di passo: non più solo analisi di singoli casi giudiziari, ma un approccio strutturale al fenomeno. L’obiettivo dichiarato è quello di comprendere dinamiche, vulnerabilità e possibili strumenti di prevenzione, senza escludere alcuna forza politica. Un terreno scivoloso, che richiederà equilibrio tra rigore istituzionale e scontro politico.

Il nodo Calabria e i territori più esposti

È soprattutto nei territori più fragili che questo nuovo indirizzo assume un peso decisivo. In Calabria, in particolare, il tema delle infiltrazioni mafiose nella politica e nella pubblica amministrazione resta una questione strutturale. Qui le organizzazioni criminali continuano a esercitare una pressione costante su enti locali, aziende sanitarie e apparati pubblici, condizionando scelte amministrative e gestione delle risorse. Non è un caso che gli scioglimenti dei consigli comunali per infiltrazioni mafiose siano un fenomeno ancora frequente, segno di una vulnerabilità che non può essere ignorata.

In questo contesto, l’eventuale nuova indagine della Commissione Antimafia viene seguita con particolare attenzione: la capacità dello Stato di prevenire e contrastare le infiltrazioni nei partiti rappresenta infatti un passaggio cruciale per spezzare a monte quei meccanismi che, nei territori, si traducono in controllo e condizionamento delle istituzioni.

Le altre mosse contro le mafie

Parallelamente, la maggioranza rilancia anche sul piano legislativo. Tra le proposte in campo c’è una legge bipartisan, a prima firma di Colosimo, che punta a proteggere i minori e i giovani sotto i 25 anni provenienti da famiglie mafiose, offrendo percorsi alternativi e sostegno concreto anche ai genitori che intendono allontanarsi dai contesti criminali. Un intervento che guarda al futuro, ma che si inserisce in una strategia più ampia: colpire le mafie non solo sul piano repressivo, ma anche su quello sociale e culturale.

In Parlamento, intanto, la partita resta aperta. Tra richieste di chiarezza, accuse incrociate e nuove iniziative, il tema del rapporto tra mafia e politica torna al centro dell’agenda. E questa volta, l’obiettivo dichiarato è andare oltre i singoli casi, per affrontare il problema alla radice.

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