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Marchio di qualità, il Gal Terre Vibonesi prova a fare sistema

Dal turismo all’agroalimentare, il progetto punta a mettere in rete imprese, identità e sviluppo. Appello a Confindustria

C’è un’opportunità concreta, già riconosciuta a livello ministeriale, che potrebbe cambiare il profilo economico della provincia di Vibo Valentia: il marchio territoriale di qualità. Non un semplice segno distintivo, ma uno strumento capace di mettere in rete le eccellenze del Vibonese e trasformarle in un sistema competitivo, spendibile sui mercati nazionali e internazionali. Il tema è stato al centro del Forum delle Attività Economiche promosso dal Gal Terre Vibonesi all’Hotel Villaggio Stromboli di Santa Domenica di Ricadi, davanti a sindaci, imprenditori, consorzi di tutela, associazioni di categoria e operatori turistici.

Una sola identità per il territorio

A rilanciare la sfida è stato il presidente del Gal, Vitaliano Papillo, che ha indicato nel marchio la chiave per superare la frammentazione che ancora caratterizza il territorio. L’obiettivo è unire sotto un’unica visione l’albergatore di Tropea, il produttore del Pecorino del Monte Poro, il ristoratore di Capo Vaticano, i vignaioli delle colline di Brattirò e gli operatori culturali dell’entroterra.

Il marchio, ha spiegato, rappresenta un sistema di appartenenza fondato su standard condivisi di qualità e servizi. In sostanza, chi aderisce entra in una rete certificata e partecipa a una narrazione comune del territorio. Un passaggio strategico in un mercato in cui il turista cerca sempre meno la singola località e sempre più un’esperienza integrata tra mare, entroterra, montagna, cultura ed enogastronomia.

Regole aperte e obiettivi comuni

Il valore aggiunto, secondo Papillo, sta nel fatto che il marchio ha già ottenuto il riconoscimento ufficiale del Ministero, ma con una particolarità non scontata: i disciplinari restano aperti. Tradotto, saranno gli stessi attori del territorio – albergatori, ristoratori, produttori e operatori culturali – a definire regole e standard di accesso. “È l’elemento più importante”, ha sottolineato, perché consente al Vibonese di costruire dal basso un modello condiviso.

Il marchio appartiene al territorio

Papillo ha poi chiarito che il marchio non appartiene al Gal, ma al territorio. Una rete, del resto, esiste già: all’interno del Gal siedono i principali protagonisti economici e istituzionali della provincia. Il compito, adesso, è renderla più forte e riconoscibile. A sostegno della proposta, anche i numeri: circa 7 milioni di euro di fondi europei già impegnati sull’intero territorio provinciale e quasi 100 start-up finanziate.

L’appello a Confindustria Vibo

Da qui l’invito a Confindustria Vibo Valentia a rilanciare il distretto turistico, con il presidente Rocco Colacchio come riferimento operativo. Per Papillo, marchio territoriale e distretto non possono procedere separati: devono diventare strumenti complementari di una stessa strategia. Il messaggio finale alla platea è stato netto: fissare entro il prossimo forum pochi obiettivi, ma chiari e condivisi. 

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