Quattordici anni di attesa, dolore e silenzi. Poi la notizia degli arresti nelle Preserre vibonesi per l’omicidio di Filippo Ceravolo. Martino e la moglie Anna, genitori del 19enne ucciso per errore in un agguato di mafia nel 2012, oggi parlano di rinascita. Li abbiamo raggiunti telefonicamente al rientro da un viaggio in Svizzera, una breve pausa dopo anni di battaglie. Un viaggio non casuale, raccontano, perché da giorni a Soriano si percepiva un’aria diversa.
La sensazione che qualcosa potesse finalmente accadere. Gli arresti rappresentano un passaggio cruciale nell’inchiesta e nella lotta alla criminalità organizzata. Per la famiglia Ceravolo non cancellano il dolore, ma restituiscono un senso di giustizia attesa. “Gli assassini di mio figlio devono pagare”, ribadisce Martino. Una verità che oggi, per loro, significa anche la possibilità di guardare avanti.


