Maxi sequestro di droga nel Torinese, spunta la pista della ‘ndrangheta aspromontana

Oltre mezza tonnellata di stupefacenti intercettata dai Carabinieri nel Nord Italia. L’operazione apre uno squarcio su un presunto traffico organizzato tra la Locride e il Piemonte, con epicentro nell’area di Leini

L’ombra lunga dei clan della ‘ndrangheta dell’area aspromontana della Locride si allunga sul maxi sequestro di droga messo a segno dai Carabinieri nel Nord Italia. Una quantità imponente di sostanza stupefacente – circa mezza tonnellata – che difficilmente, secondo gli investigatori, potrebbe essere gestita da poche persone senza una regia criminale strutturata alle spalle.

Gli inquirenti ritengono infatti che dietro l’operazione ci sia un’organizzazione ben radicata, capace di garantire logistica, protezione e canali di distribuzione. Le indagini, ancora in corso, potrebbero presto portare alla luce un vasto traffico di droga riconducibile alla criminalità organizzata calabrese, con un fulcro operativo in Piemonte, in particolare nel territorio di Leini.

Il primo controllo che ha fatto scattare l’inchiesta

L’operazione dei Carabinieri della Compagnia di Ivrea, coordinata dalla Procura locale, ha preso avvio da un controllo stradale nei pressi di uno svincolo autostradale nell’area di Settimo Torinese. Qui i militari hanno fermato un uomo di 48 anni, G.C., residente a Cuorgnè e già noto alle forze dell’ordine. Nel bagagliaio della sua Fiat Stilo è stato rinvenuto un borsone contenente 45 pacchi di marijuana per un peso complessivo di 24 chili, oltre a quattro panetti di hashish da 100 grammi ciascuno. Un primo tassello che ha aperto la strada a un’indagine ben più ampia.

Leini e il Nord Italia nel mirino degli investigatori

Secondo gli investigatori, il sequestro rappresenterebbe solo una parte di un traffico molto più esteso, che da tempo rifornirebbe il mercato degli stupefacenti nel Nord Italia. Le attenzioni si concentrano ora sull’area di Leini, da anni considerata un territorio ad alta presenza di famiglie legate alla ‘ndrangheta, molte delle quali originarie proprio della fascia aspromontana della Locride.

Un contesto che rafforza l’ipotesi di un controllo diretto dei clan sulle rotte della droga, confermando ancora una volta la capacità delle cosche calabresi di operare stabilmente fuori regione e di gestire affari milionari lontano dai territori d’origine.

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