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Medici e infermieri imboscati o non idonei, lo scandalo che la politica non vede

Il caso sollevato dal capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale Davide Tavenise che ha bussato alle porte di Asp e Aziende ospedaliere

I medici imboscati. Non è certo da oggi che Davide Tavenise (consigliere regionale del Movimento 5 Stelle) bussa alle porte delle Asp e delle Aziende ospedaliere calabresi. I dati non sono ancora completi perché arrivano con il contagocce. Dopo quelli di Catanzaro e di altre aziende calabresi sono stati resi noti quelli dell’Asp di Vibo Valentia ad opera del commissario straordinario Battistini.

Anche in questo caso i dati riguardano medici, infermieri e operatori socio sanitari che per un motivo o per un altro, per tutti c’è una ragione, non svolgono le mansioni per i quali sono stati assunti. Sono tanti coloro i quali hanno lasciato ambulatori o corsie d’ospedale per entrare negli uffici dietro una scrivania. Situazioni a volte imposte altre volte sollecitate dalla politica.

Sulla scorta di quanto si è appreso all’Asp di Vibo Valentia sono 23 le unità di personale sanitario che si occupano di cose diverse rispetto a quelle per le quali erano stati assunti. A questi si aggiungono altre 109 unità in possesso di inidoneità certificata e/o idoneità con prescrizioni limitanti rispetto alle mansioni proprie della qualifica di appartenenza. Il dato emerge, secondo quanto si apprende da Calabria7, in una nota con cui l’Asp di Vibo Valentia, ha dato riscontro alla richiesta di informazioni avanzata dal capogruppo del Movimento 5 Stelle, Davide Tavernise, in riferimento alla “campagna” avviata dal pentastellato per scovare i cosiddetti “medici imboscati” nelle aziende calabresi. Nel report finora stilato da Tavernise sono finora oltre 1.300 gli operatori sanitari impiegati in mansioni diverse da quelle per cui sono stati assunti o con inidoneità certificata e/o idoneità con prescrizioni limitanti: all’appello mancherebbe ancora la risposta dell’Asp di Cosenza.

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