Meridionale petroli e concessione fino al 2045, procedura sott’accusa: il Tar dovrà decidere sulla regolarità dell’avviso pubblico

La Conferenza dei servizi entra nella fase decisiva, mentre pendono rilievi pesanti sulla legittimità degli atti. Sotto la lente dei giudici pubblicazioni carenti e termini compressi: il rischio è che l’intero iter venga travolto

La Conferenza dei servizi avviata dall’Autorità di Sistema Portuale di Gioia Tauro per valutare la richiesta di rinnovo della concessione demaniale avanzata da Meridionale Petroli, che punta a ottenere il titolo fino al 2045, è entrata nel pieno della sua fase più delicata. I pareri dei soggetti coinvolti sono in valutazione, le posizioni si stanno definendo, ma sull’intera procedura e su ogni provvedimento ufficiale che potrebbero essere adottati incombe una vera e propria spada di Damocle: la decisione del Tar di Reggio Calabria, chiamato a pronunciarsi su un ricorso che contesta, in modo puntuale e documentato, la regolarità dell’avviso pubblico. Una questione che va ben oltre il singolo caso amministrativo e che tocca principi fondamentali: trasparenza, concorrenza, parità di trattamento, interesse pubblico.

Pubblicità insufficiente e concorrenza compromessa

Nel ricorso presentato da imprenditori del settore viene denunciata la violazione delle norme che regolano l’affidamento delle concessioni demaniali marittime, a partire dagli articoli 12 e 21 del regolamento d’uso delle aree demaniali dell’Autorità Portuale, dall’articolo 18 della legge n. 84/1994 e dai decreti ministeriali n. 419 e n. 202 del 2022. Il nodo centrale è uno: l’omessa e inadeguata pubblicità dell’avviso, elemento che avrebbe compromesso la possibilità di una reale partecipazione competitiva, anche da parte di operatori economici di altri Stati membri, come richiesto dalla direttiva europea 2006/123/CE. Secondo i ricorrenti, una concessione di tale rilevanza – oltre 26 mila metri quadrati nel porto di Vibo Marina, per la gestione di un deposito costiero di oli minerali – non può essere trattata come una pratica ordinaria. La normativa impone procedure di evidenza pubblica chiare, complete e adeguatamente diffuse a livello locale, nazionale ed europeo.

Avvisi incompleti e tempi compressi

È proprio sul rispetto di queste regole che si concentrano le censure più gravi. L’avviso pubblicato il 19 luglio 2025 sulla Gazzetta Ufficiale italiana ed europea, infatti, risultava privo di elementi essenziali: mancavano informazioni fondamentali sui requisiti di partecipazione e, soprattutto, sui criteri di selezione delle domande, che la normativa impone di rendere noti contestualmente alla pubblicazione. L’avviso integrale è comparso solo il 22 agosto 2025, esclusivamente sugli albi pretori dell’Autorità Portuale e del Comune di Vibo Valentia, senza alcuna ripubblicazione sulle Gazzette ufficiali. Una scelta che, secondo il ricorso, ha di fatto svuotato di significato il termine minimo di 45 giorni previsto per presentare osservazioni o domande concorrenti. Emblematico il passaggio successivo: con una nota del 25 agosto, l’Autorità ha indicato come termine ultimo il 3 settembre, concedendo agli interessati appena dodici giorni per organizzarsi e partecipare. Un tempo giudicato del tutto insufficiente rispetto alla complessità della concessione.

Un errore riconosciuto, ma non sanato

Il 25 settembre 2025 l’Autorità Portuale ha tentato di correggere il tiro, pubblicando un nuovo avviso che riconosceva implicitamente l’errore sui termini. Ma anche questa iniziativa, secondo i ricorrenti, sarebbe viziata: niente pubblicazione in Gazzetta, nessuna riapertura effettiva dei termini per un periodo pieno di 45 giorni, nessuna reale garanzia di massima partecipazione. Il risultato? Un procedimento che appare fragile, esposto a rilievi di legittimità e a un possibile annullamento.

Una partita che riguarda tutta la città

Ora la palla passa al Tar di Reggio Calabria. La sua decisione sarà determinante non solo per il destino della concessione, ma per la credibilità dell’intero iter amministrativo. Per Vibo Valentia non si tratta di una questione tecnica riservata agli addetti ai lavori. È una partita che riguarda il futuro del porto, la gestione di un’area strategica, il rispetto delle regole e dei principi costituzionali di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione. In questa fase “calda”, mentre la Conferenza dei servizi prosegue, una domanda resta sul tavolo: si può davvero andare avanti facendo finta che tutto sia regolare, quando sulla procedura pesa un ricorso così circostanziato? La risposta, ora, non può che arrivare dai giudici. Ma la politica e l’amministrazione non possono permettersi di restare spettatrici silenziose.

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