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Meridionale Petroli, il porto resta ostaggio: adesso serve una commissione speciale

Dopo l’euforia iniziale, il testo dell’atto approvato dall’Autorità portuale ridimensiona tutto: la delocalizzazione non è certa. Si allontano i progetti turistici che avrebbero potuto cambiare i connotati del territorio

L’entusiasmo è durato poche ore. Il tempo di leggere meglio le carte e capire che, dietro gli annunci, la delocalizzazione di Meridionale Petroli non c’è. Il provvedimento approvato dal Comitato di gestione dell’Autorità portuale di Gioia Tauro non certifica alcuna uscita dal porto di Vibo Marina. Concede, invece, un atto provvisorio di quattro anni, entro cui la società dovrebbe individuare un’area alternativa, predisporre uno studio di fattibilità e sviluppare i passaggi tecnici per un eventuale trasferimento.

Quattro anni, ma senza paletti veri

Il nodo è tutto qui. Non c’è un obbligo rigido. Non c’è un cronoprogramma blindato. Non ci sono sanzioni vere in caso di mancata delocalizzazione. Tutto resta, di fatto, nelle mani dell’azienda. E allora la verità è semplice: Meridionale Petroli continua a tenere il pallino della partita. La concessione demaniale è scaduta, ma il colosso ha chiesto altri vent’anni. Una vita. E questo dato, da solo, basta a spiegare quanto sia ancora enorme il peso di una realtà che da settant’anni condiziona il porto e il destino di Vibo Marina.

Prima il dialogo dopo il fallimento

Il sindaco Enzo Romeo a concessione demaniale scaduta ha scelto la strada del dialogo per dare seguito al mandato bipartisan del Consiglio comunale che chiedeva la delocalizzazione. Una linea istituzionale costruita attraverso incontri, interlocuzioni, passaggi in Regione e al ministero. Non sono mancati anche ripetuti contatti con i vertici aziendali. Ma oggi, alla prova dei fatti, il sindaco deve prendere atto: quella linea non ha prodotto il risultato atteso. E’ stata un fallimento. Ha incassato promesse, rinvii, speranze, rassicurazioni; forse anche qualche pacca sulla spalla come per dire: tranquilli, fidatevi…!

Il risultato certo è che si allontana ancora una volta il sogno di uno sviluppo turistico ed economico vero per Vibo Marina. Un territorio che continua a restare ostaggio dei depositi costieri vede svanire, ancora una volta, la possibilità di costruire sul porto il proprio futuro.

Il territorio e la politica compatti avevano chiesto scelte nette; non si può più confondere un percorso con un traguardo. Lo stesso Romeo, nell’ultimo Consiglio comunale, ha usato toni molto più prudenti. Segno che la realtà delle carte ha imposto una riflessione più seria rispetto agli entusiasmi iniziali. Ma proprio per questo, adesso, serve un salto di qualità politico.

Settant’anni di sviluppo negato

Da settant’anni Vibo Marina convive con questa presenza ingombrante. Settant’anni di fumi, odori, vincoli, occasioni perdute, prospettive soffocate. Neanche il sequestro dell’impianto per  violazioni della normativa in materia ambientale è valsa a mettere un punto definitivo. Per tanto tempo il porto è rimasto bloccato dentro una logica industriale pesante, mentre il territorio provava a immaginare un’altra vocazione, turistica e urbana.

Sullo sfondo resta anche la ferita dell’ex Basalti Bitumi, un’enorme area affacciata sul mare che attende ancora bonifica e rilancio. Un altro simbolo di quanto questo territorio sia stato sacrificato troppo a lungo.

La via d’uscita è una sola

Per questo oggi non è più il tempo delle bandierine. Non serve una politica che si divida tra chi rivendica vittorie premature e chi si limita a demolire. Serve una politica più forte, più autorevole, più unita. E la via d’uscita, in questo momento, è una sola: una commissione speciale sul porto. Non per sostituirsi all’amministrazione. Non per commissariare il sindaco. Ma per sostenerlo, rafforzarlo, accompagnarlo in una battaglia che da solo non è riuscito a chiudere. Una commissione speciale può diventare il luogo della trasparenza, del controllo, della pressione istituzionale continua. Può vigilare sugli atti, pretendere tempi certi, difendere il territorio e inchiodare tutti alle proprie responsabilità. E soprattutto può dare alla politica vibonese quella compattezza che finora è mancata.

Perché il punto, ormai, è chiarissimo: per piegare lo strapotere di Meridionale Petroli non bastano dialoghi e buone intenzioni. Serve un fronte politico e istituzionale che non lasci più il porto nelle mani di un colosso privato. Se la partita comincia davvero adesso, allora deve cominciare nel modo giusto. Con meno propaganda e più controllo. Con una commissione speciale capace di dare forza all’amministrazione, difendere il territorio e provare finalmente a centrare l’obiettivo che Vibo Marina aspetta da troppo tempo.

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