Meridionale Petroli, Italia Nostra attacca: “Il Comune poteva opporsi, il termine è scaduto. Serve la delocalizzazione”

Secondo l’associazione il sindaco di Vibo Valentia aveva piena legittimazione a ricorrere contro il rinnovo ventennale della concessione. Il richiamo al Consiglio di Stato, sostiene Italia Nostra, è stato interpretato in modo parziale

A Vibo Marina lo scontro sui depositi costieri della Meridionale Petroli si fa ancora più duro. Dopo la presa di posizione del Partito Democratico, che ha escluso la legittimazione del Comune a proporre opposizione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, arriva la replica di Italia Nostra. E il giudizio è netto: l’amministrazione avrebbe potuto – e dovuto – attivarsi entro il termine del 21 febbraio. A firmare il comunicato è l’avvocato Alessandro Caruso Frezza, presidente facente funzione della sezione vibonese dell’associazione, che rivendica di aver trasmesso gratuitamente al sindaco Vincenzo Romeo, il 19 febbraio scorso, un atto di opposizione “chiavi in mano” ai sensi dell’articolo 14 quinquies della legge 241/1990, da inoltrare via pec alla Presidente del Consiglio dei Ministri.

L’opposizione mancata

L’obiettivo dichiarato era chiaro: riaprire il tavolo con l’Autorità Portuale e impedire che il rinnovo ventennale della concessione demaniale marittima richiesta dalla società si consolidasse. Secondo Italia Nostra, la facoltà di opposizione è riconosciuta alle amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, dei beni culturali, della salute e della pubblica incolumità. E il Comune, con il sindaco nella sua duplice veste di massima autorità sanitaria locale e ufficiale di governo, rientrerebbe a pieno titolo tra i soggetti legittimati. Il termine, però, è decorso senza che l’opposizione fosse presentata. Una scelta che l’associazione definisce grave, soprattutto alla luce della rilevanza della questione per la tutela della salute e dell’ambiente nella frazione marina.

La “lezione di diritto” contestata

Nel mirino finisce anche l’interpretazione fornita dal Pd, che aveva richiamato un parere del Consiglio di Stato del 2019 per sostenere la carenza di legittimazione del Comune e il rischio di inammissibilità del ricorso. Italia Nostra non nega il contenuto generale di quel parere, secondo cui, di regola, le competenze comunali non rientrano tra quelle che consentono l’opposizione ex articolo 14 quinquies. Ma sottolinea che lo stesso Consiglio di Stato fa salva una verifica puntuale, caso per caso, sulla presenza di norme speciali che attribuiscano funzioni specifiche all’ente locale. Ed è qui che, secondo l’associazione, il ragionamento del Pd si interrompe troppo presto.

Il decreto sugli impianti a rischio

Nel caso della Meridionale Petroli, evidenzia il comunicato, si applica il decreto legislativo 105/2015, che disciplina gli impianti a rischio di incidente rilevante. In quel corpo normativo, Comune e sindaco sono espressamente indicati tra le autorità competenti, con compiti diretti in materia di prevenzione e limitazione dei danni alla salute, all’ambiente e ai beni. Non solo: il decreto attribuisce loro il potere di esprimere “atti di intesa”, ossia quegli atti di assenso comunque denominati richiamati proprio dall’articolo 14 quinquies della legge 241/1990. La Meridionale Petroli rientra nella categoria degli impianti a rischio di incidente rilevante. Per questo, secondo Italia Nostra, il sindaco – quale massima autorità sanitaria locale e ufficiale di governo – e il Comune erano pienamente legittimati a proporre opposizione. Una possibilità che ora non è più esercitabile, perché il termine è scaduto.

Salute pubblica e futuro del territorio

Al di là del tecnicismo giuridico, il cuore della replica è politico e territoriale. Italia Nostra ribadisce che la permanenza dei depositi costieri all’interno dell’abitato rappresenta un elemento di rischio e un freno a qualsiasi ipotesi credibile di riqualificazione urbana e turistica. La linea dell’associazione è chiara: la Meridionale Petroli deve essere delocalizzata. Non si tratta solo di una battaglia ambientale, ma di una scelta di pianificazione che riguarda la sicurezza dei cittadini, la qualità della vita e il futuro economico di Vibo Marina.

Accuse esplicite all’amministrazione

L’accusa finale è rivolta all’amministrazione: di fronte a una problematica così rilevante per la salute pubblica e la pubblica incolumità, non sarebbe ammissibile – sostiene Italia Nostra – un atteggiamento improntato all’approssimazione o alla rinuncia preventiva agli strumenti giuridici disponibili. Il confronto resta aperto, ma il tempo delle scadenze amministrative, almeno per questa fase, è ormai trascorso. E il nodo della delocalizzazione torna al centro del dibattito pubblico, come condizione ritenuta imprescindibile per voltare pagina.

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