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Il sindaco batte sulla delocalizzazione, ma Meridionale Petroli non si impegna e chiede lo studio al Comune

Romeo parla a Radio Onda Verde ma non sgombra il campo dagli equivoci. Un passo indietro rispetto al 2005: delocalizzazione incerta, Lungomare Vespucci che rischia la chiusura e il piano spiaggia che non si vede

Il sindaco torna sulla questione: rivendica una svolta, parla di passaggio storico e prova a intestarsi una nuova stagione per il porto di Vibo Marina. Ma, ascoltando con attenzione le sue dichiarazioni a Radio Onda Verde, emerge una verità molto più semplice e molto meno trionfale: Meridionale Petroli non ha firmato nulla.

Nessun protocollo con l’azienda. Nessun obbligo formale di lasciare l’area. Nessun atto che vincoli davvero il trasferimento. E allora il punto è uno solo: se Meridionale Petroli vorrà valutare la delocalizzazione lo farà, altrimenti resterà dov’è. Altro che svolta già acquisita. Ad oggi siamo davanti a una possibilità politica, non a un risultato concreto.

Il nodo che cambia tutto

Il sindaco insiste sul fatto che non ci sarebbe una nuova concessione ventennale, ma un atto che consentirebbe quattro anni di permanenza per costruire il percorso di spostamento. Ma è proprio qui che il racconto si incrina.

Perché lo stesso sindaco ammette che il protocollo evocato non è stato firmato da Meridionale Petroli, ma da soggetti istituzionali che dovrebbero agevolare un eventuale trasferimento. Tradotto: l’unico soggetto che dovrebbe davvero spostarsi resta libero di scegliere. Questa non è una sfumatura, è il cuore della vicenda. Più che una vittoria, un passo indietro. C’è poi un dato politico che non può essere rimosso.

Lo stabilimento realizzato a Gioia Tauro

Se oggi si torna a parlare di delocalizzazione, è perché è scaduto il precedente titolo ventennale. Non siamo davanti a un’invenzione improvvisa, ma a una scadenza che ha rimesso il tema sul tavolo. E il confronto con il passato pesa.

Nel 2005, con il gruppo Sensi, la delocalizzazione verso l’area portuale di Gioia Tauro non fu soltanto annunciata: lo stabilimento venne realizzato davvero. Quello fu un fatto concreto. Oggi, invece, si torna a parlare di ipotesi, tavoli e condizioni da costruire. In più, allora si riuscì a dare impulso al piano spiaggia e al lungomare. Oggi il piano spiaggia ancora manca e Vibo Marina continua a inseguire una visione che resta sospesa tra annunci e realtà.

La richiesta che fa discutere

Come se non bastasse, emerge un altro elemento che rende il quadro ancora più delicato: Meridionale Petroli sarebbe arrivata a chiedere al Comune di farsi carico delle spese per lo studio di fattibilità. Un passaggio che pesa; basterebbe solo questo per alzare da subito le barricate.

Perché se l’azienda non firma alcun impegno e, nello stesso tempo, chiede all’ente pubblico di sostenere persino i costi preliminari per valutare il trasferimento, allora il rischio è evidente: la città finisce per inseguire una delocalizzazione tutta da dimostrare, pagando perfino il prezzo dell’attesa.

Meno annunci, più verità

Le parole del sindaco, più che chiarire, finiscono per confermare il punto essenziale: oggi non esiste alcun vincolo reale che obblighi Meridionale Petroli a lasciare Vibo Marina. E allora, prima degli slogan e dei toni da “risultato storico”, servirebbe una sola cosa: chiarezza.

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