Si è insediato questa mattina il nuovo Comitato di gestione dell’Autorità di sistema portuale dei Mari Tirreno meridionale e Ionio, presieduto da Paolo Piacenza. Ma tra i primi atti del nuovo organismo, quello politicamente più delicato riguarda Vibo Marina e il caso Meridionale Petroli.
Il comitato ha infatti approvato all’unanimità l’atto di sottomissione e di anticipata occupazione della durata di quattro anni in favore della società che gestisce il deposito costiero di prodotti petroliferi nel porto di Vibo Valentia Marina. Un passaggio che, a prima vista, sembra confermare la lettura offerta dal sindaco Enzo Romeo come una svolta storica. Ma il comunicato ufficiale dell’Autorità portuale, soprattutto nella sua parte finale, introduce un elemento che smorza i toni trionfalistici.
Perché quei quattro anni non rappresentano un via libera pieno, né tantomeno una concessione definitiva: il titolo è stato accordato “anche al fine di consentire agli Enti di verificare l’effettiva attuazione della prospettata ipotesi di delocalizzazione dei depositi costieri”. E soprattutto, il comitato ha stabilito che ogni successiva determinazione dovrà tornare nuovamente al suo esame.
Non una vittoria chiusa, ma una verifica aperta
È questo il punto che cambia il peso politico della vicenda. Il sindaco di Vibo aveva presentato la decisione come un risultato ormai incardinato, quasi un conto alla rovescia verso il trasferimento dell’impianto. Il testo diffuso dall’Autorità, invece, fotografa una situazione più prudente: la delocalizzazione viene riconosciuta come ipotesi sul tavolo, ma resta tutta da verificare nei fatti. In sostanza, il nuovo Comitato di gestione non certifica la fine della presenza di Meridionale Petroli nel porto. Concede piuttosto un titolo temporaneo, legato anche alla possibilità di accertare se il percorso di trasferimento sarà davvero avviato e concretizzato.
È una differenza tutt’altro che formale. Perché sposta l’asse dalla politica degli annunci alla prova dei fatti.
La formula tecnica che pesa più delle dichiarazioni
Nel comunicato si parla con chiarezza di “atto di sottomissione e anticipata occupazione”, non di rinnovo pieno della concessione. Un istituto previsto dal Codice della Navigazione che ha natura provvisoria e che, proprio per questo, lascia aperta la partita. Il dato politico, certo, resta: l’Autorità portuale non ha spalancato la porta a una lunga permanenza indisturbata del deposito nel porto di Vibo Marina. Ma allo stesso tempo non ha nemmeno scritto che la delocalizzazione sia un esito già acquisito.
Anzi, il passaggio finale del comunicato è molto netto: servirà una verifica sull’“effettiva attuazione” dell’ipotesi di trasferimento. E ogni passaggio successivo dovrà essere riportato davanti al Comitato. La domanda, dunque, è inevitabile: Meridionale Petroli avvierà davvero il percorso di delocalizzazione? E ancora: gli enti coinvolti riusciranno a trasformare un indirizzo politico in un’operazione concreta, con tempi e atti certi?
Il primo atto del nuovo corso portuale
La decisione arriva nel giorno dell’insediamento ufficiale del nuovo Comitato di gestione dell’AdSP, chiamato a governare i cinque scali della circoscrizione: Gioia Tauro, Corigliano Calabro, Crotone, Vibo Marina e Taureana di Palmi. Il nuovo organismo, presieduto da Paolo Piacenza, è composto dal contrammiraglio Giuseppe Sciarrone, dall’ingegnere Massimo Galante e dall’avvocato Natale Polimeni. Nella prima seduta sono stati approvati anche la ratifica di una variazione urgente al bilancio 2025 e i pareri relativi a 18 istanze di concessione demaniale marittima nei diversi porti.
Ma il caso Meridionale Petroli, inevitabilmente, ha oscurato tutto il resto. Perché tocca un nervo scoperto di Vibo Marina: il rapporto tra porto, sviluppo urbano, turismo e permanenza di un deposito costiero di carburanti che da decenni divide la città.
La vera partita comincia adesso
Il segnale politico c’è, ed è rilevante. Ma non basta ancora per parlare di partita chiusa. Il nuovo Comitato di gestione ha scelto una linea che appare più cauta di quella raccontata da Palazzo Luigi Razza: non una consacrazione definitiva della delocalizzazione, ma un passaggio intermedio, da monitorare e da riportare sotto esame.
Per Vibo Marina è comunque una novità pesante. Però la sostanza, da oggi, è una sola: la delocalizzazione non è ancora una certezza, è un’ipotesi che ora dovrà dimostrare di sapersi trasformare in realtà. E in una vicenda così delicata, tra il risultato politico e la sua effettiva realizzazione, la distanza può essere ancora lunga.


