Dopo una settimana segnata dalla paura e dall’incertezza, Alessia Piperno è tornata a indossare la divisa del 118 e a salire sull’ambulanza di Tropea. La giovane medico era stata minacciata durante le ore di servizio, un episodio che aveva acceso i riflettori sulla sicurezza degli operatori sanitari impegnati nell’emergenza territoriale. Il rientro in servizio non è stato accompagnato da comunicazioni ufficiali né da note formali da parte dell’Asp di Vibo Valentia. Tuttavia, dalle parole affidate ai social dalla stessa Piperno emerge con chiarezza un percorso di sostegno istituzionale che avrebbe contribuito a ristabilire un clima di fiducia e serenità.
Il silenzio degli atti, la forza dei segnali
Al momento non risultano provvedimenti pubblici né dettagli sulle misure di sicurezza eventualmente adottate, né tantomeno indicazioni su eventuali azioni intraprese nei confronti del presunto aggressore. Un vuoto informativo che resta, ma che non cancella il valore simbolico del ritorno operativo della dottoressa. Un rientro che appare tutt’altro che scontato, maturato dopo interlocuzioni e rassicurazioni che, pur senza lasciare tracce documentali, sembrano aver avuto un peso determinante.
“La rete di sicurezza esiste”
A chiarire il senso di quanto accaduto sono le parole della stessa Alessia Piperno, che nel suo post parla esplicitamente di una risposta dello Stato: “La rete di sicurezza esiste e funziona. Dai Carabinieri alla Polizia, dai vertici aziendali fino a quelli regionali: quando si parla, lo Stato risponde”. Un messaggio che va oltre il caso personale e diventa un invito a non restare in silenzio, affinché chi ha responsabilità possa intervenire e dimostrare che la sicurezza non è solo un principio astratto.
Il valore di non essere soli
Nel racconto della dottoressa affiora anche una dimensione umana e collettiva: il sostegno delle istituzioni, la vicinanza politica, ma soprattutto la presenza dei colleghi e dei pazienti. “Esistono momenti in cui il cammino professionale sembra farsi in salita – scrive – ed è proprio lì che si scopre il valore di una rete che non ti permette di crollare”. È in questo intreccio di professionalità e relazioni che la paura, lentamente, lascia spazio a una nuova consapevolezza.
“Riparto da casa”
Il post si chiude con parole semplici ma dense di significato: “Tra il sorriso dei colleghi e l’affetto dei pazienti, oggi la mia divisa ritorna a splendere. Oggi riparto da qui. Riparto da casa”. Un ritorno che non cancella quanto accaduto, ma che rilancia una questione ancora aperta: la tutela concreta di chi, ogni giorno, sulle ambulanze e nei pronto soccorso, garantisce il diritto alla salute anche nei contesti più difficili.
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