’Ndrangheta, beni per mezzo milione di euro sequestrati a un imprenditore condannato

Il decreto del Tribunale delle misure di prevenzione colpisce una società, due immobili, quote societarie, un Rolex e polizze vita. Secondo l’accusa l’uomo guidava un sistema di fatture false al servizio di imprenditori vicini a clan alleati. La condanna in appello è del 24 febbraio 2026
beni sequestrati

La Direzione Investigativa Antimafia e la Questura di Catanzaro hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro di beni finalizzato alla confisca, emesso dal Tribunale di Catanzaro – Sezione Misure di Prevenzione, nei confronti di un imprenditore di Catanzaro, attivo nei settori della nautica e della rappresentanza di ricambi industriali, in ragione della ritenuta pericolosità sociale ai sensi dell’art. 4 lett. A) e b) D.Lgs. nr. 159/2011, fondata sul suo coinvolgimento in plurimi procedimenti penali in contesti criminali di tipo organizzato.

Gli accertamenti patrimoniali

Il provvedimento scaturisce dagli accertamenti economico-patrimoniali disposti congiuntamente dal Direttore della DIA e dal Questore-Autorità Provinciale di Pubblica Sicurezza di Catanzaro ex art. 17 comma 1° del D.Lgs. nr. 159/11.

La condanna per mafia

Il soggetto attinto ha subito una condanna a 15 anni e 4 mesi di reclusione per associazione di tipo mafioso a seguito della sentenza della Corte di Appello di Catanzaro del 24.02.2026, spiccata nell’ambito dell’operazione denominata “Basso profilo” della DDA di Catanzaro. Secondo le risultanze investigative, l’imprenditore è stato individuato quale figura organica alla locale di ‘ndrangheta di Cutro, di riferimento per l’articolazione facente capo alla cosca “Bagnato” di Roccabernarda (KR). Gli esiti investigativi hanno fatto emergere come, a partire dall’anno 2005, il proposto abbia apportato alla cosca un contributo di tipo “imprenditoriale” su Catanzaro, ponendosi al vertice di una organizzazione in grado di produrre fatture per operazioni inesistenti in maniera sistematica per soddisfare le esigenze di altri imprenditori anch’essi riconducibili a consorterie mafiose alleate.

I beni sequestrati

Gli ulteriori approfondimenti investigativi hanno permesso di individuare asset patrimoniali intestati o riconducibili all’imprenditore, ritenuti frutto di attività illecite o reimpiego delle stesse, evidenziando una sproporzione tra il valore dei beni e i redditi dichiarati. Il sequestro ha interessato un’attività d’impresa (srl) ubicata in Catanzaro, due quote societarie, due immobili, due beni mobili tra cui una autovettura e un prezioso (orologio Rolex) nonché due rapporti finanziari, polizze vita e buoni minori per un valore complessivo stimato nella cifra di mezzo milione di euro.

Il contrasto alle ricchezze illecite

L’odierna operazione si inserisce nell’ambito delle attività istituzionali finalizzate all’aggressione delle illecite ricchezze acquisite e riconducibili, direttamente o indirettamente, a contesti delinquenziali, agendo così a tutela e salvaguardia della parte sana del tessuto economico nazionale.

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