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’Ndrangheta, la verità di Walter Loielo sull’omicidio di Filippo Ceravolo: “Il bersaglio era Domenico Tassone”

Il collaboratore di giustizia svela i retroscena dell'agguato del 2012 nelle Preserre vibonesi: il diciannovenne rimase vittima di un tragico errore commesso da sicari durante la faida tra i clan Loielo ed Emanuele

L’inchiesta “Jerakarni”, con le sue oltre 4.400 pagine di atti, scuote nuovamente le Preserre vibonesi svelando drammatici dettagli sulla morte di Filippo Ceravolo. Il 19enne di Soriano Calabro rimase vittima di un tragico scambio di persona nel 2012: la sua unica colpa fu quella di aver chiesto un passaggio all’obiettivo sbagliato. Dopo 12 anni di silenzi, sono le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Walter Loielo a delineare i contorni di quello viene definito un tragico errore.

L’agguato

Il 25 ottobre 2012, sulla strada che collega Vazzano a Soriano Calabro, la Fiat Punto su cui viaggiava il diciannovenne Filippo Ceravolo venne investita da una pioggia di proiettili. Secondo quanto riferito da Loielo, Filippo era una vittima innocente: il vero obiettivo dei sicari era infatti Domenico Tassone, l’uomo che si trovava alla guida dell’auto quella notte.

Le rivelazioni del collaboratore

Walter Loielo ha riportato agli inquirenti le confidenze ricevute dal fratello Christian, facendo i nomi dei presunti assassini. Nelle sue dichiarazioni emerge un dettaglio sprezzante sulla dinamica del delitto: Ceravolo sarebbe stato ucciso da due uomini definiti come soggetti che “non sapevano nemmeno sparare”.

Il contesto della faida

L’omicidio si inserisce dunque nel sanguinoso contesto della guerra di mala tra i clan Loielo ed Emanuele. L’inchiesta Jerakarni sta ricostruendo gli equilibri criminali e le rese dei conti che per anni hanno insanguinato il territorio, cercando di dare finalmente un nome e un volto ai responsabili di una vita spezzata a soli 19 anni per uno scambio di persona.

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