’Ndrangheta, stangata anche in Appello al clan dei Piscopisani

La pena più pesante per Rosario Battaglia (28 anni e 3 mesi). Inflitti otto anni di reclusione al boss Pantaleone Mancuso

Ancora una raffica di condanne ai danni del clan dei cosiddetti Piscopisani. Regge quasi in toto l’impalcatura accusatoria della Dda davanti ai giudici della Corte d’Appello di Catanzaro. Diciannove le condanne e quella più pesante è stata emessa a carico di Rosario Battaglia, alias “Sarino”, con 28 anni e 3 mesi di carcere, ritenuto uno dei capi dell’organizzazione ‘ndranghetistica di Piscopio. In sostanza secondo quanto ipotizzato dagli investigatori  della Polizia di Stato, coordinati dalla Dda di Catanzaro, i Piscopisani, alleati con altre cosche del Vibonese, puntavano a dare una spallata ai Mancuso di Limbadi, (da qui la denominazione dell’operazione Rimpiazzo).

Confermata la condanna a 8 anni di reclusione per il boss Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni”, già condannato all’ergastolo in via definitiva in altri processi. Si sono sbriciolate, invece, le accuse nei confronti di Giuseppe Lo Giudice e Andrea Ippolito Fortuna, precedentemente condannati.

Confermata la condanna a 8 anni di reclusione per il boss Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni”, già condannato all’ergastolo in via definitiva in altri processi. Si sono sbriciolate, invece, le accuse nei confronti di Giuseppe Lo Giudice e Andrea Ippolito Fortuna, precedentemente condannati.

Rideterminate le condanne per Nazzareno Pannace, 6 anni e 8 mesi (13 anni e 5 mesi in primo grado); Francesco Romano, 6 anni (13 anni e 5 mesi in primo grado); Nazzareno Galati, 13 anni e 8 mesi (13 anni e 11 mesi in primo grado) Pierluigi Sorrentino, 6 anni e 8 mesi (13 anni e 4 mesi in primo grado); Michele Rinaldo Staropoli, 7 anni e 2 mesi (9 anni e 6 mesi e 6000 euro di multa in primo grado); Francesco Popillo, 6 anni e 8 mesi (13 anni e 6 mesi in primo grado).

Confermate, invece, le condanne emesse in primo grado dal Tribunale collegiale di Vibo Valentia per Nazzareno Colace, 8 anni e 3000 euro di multa; Domenico D’Angelo, 10 anni; Giuseppe D’Angelo, 10 anni e 4 mesi; Angelo David, 10 anni; Francesco Felice,13 anni e 8 mesi; Giuseppe Brogna, 10 anni; Stefano Farfaglia, 10 anni; Salvatore Giuseppe Galati, detto “Pino il Ragioniere” 12 anni; Benito La Bella, 13 anni e 8 mesi; Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni” 8 anni e 3000 euro di multa; Silvano Michele Mazzeo, 8 anni e 5000 euro di multa; Simone Prestanicola, 3 anni.

Tutti gli assolti

Sono stati assolti per non aver commesso il fatto: Nicola Barba detto Cola, di Vibo (il pg aveva chiesto 8 anni); Ippolito Andrea Fortuna di Piscopio(8 anni e 3000 euro di multa in primo grado); Giuseppe Lo Giudice di Piscopio (6 anni e 3000 euro di multa in primo grado); Immacolata Maria Concetta Fortuna di Piscopio; Michele Fortuna (cl. ’85) di Piscopio; Francesco Tassone di Vibo; Gianluca Rosario Tavella di Vibo; Leonardo Vacatello di Vibo; Luigi Francesco Zuliani di Piscopio. Prosciolti per intervenuta prescrizione: Raffaella Mantella di Vibo; Tommaso Lo Schiavo di Vibo, Annarita Tavella di Vibo. Tra gli assolti anche il finanziere in servizio a Vibo Giovanni Tinelli (erano stati chiesti tre anni) mentre la Corte d’appello ha dichiarato inammissibile l’appello contro l’assoluzione di Mariano Natoli, anche lui finanziere in forza al Reparto operativo della Guardia di Finanza di Vibo Valentia.

I capi d’imputazione

Le accuse contestate, a vario titolo, agli imputati sono associazione mafiosa, usura, estorsione, danneggiamento, illeciti in materia di armi, intestazione fittizia di beni e spaccio di droga. Gli inquirenti hanno ricostruito durante l’indagine una trentina di estorsioni, 9 danneggiamenti e 32 episodi di spaccio. Secondo l’accusa, i Piscopisani puntavano a scalzare i Mancuso di Limbadi dal capoluogo vibonese e dalle frazioni marine sfruttando i guai giudiziari dei Mancuso, molti dei quali all’epoca dei fatti si trovavano in carcere. Secondo l’accusa le vittime delle estorsioni e delle intimidazioni venivano individuate tra coloro che sapevano essere sottoposti al controllo del clan Mancuso tramite i propri emissari sul territorio.

Gli avvocati

Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Diego Brancia, Giosuè Monardo, Walter Franzè, Giuseppe Bagnato, Francesco Muzzopappa, Giovanni Vecchio, Bruno Vallelunga, Antonio Porcelli, Salvatore Staiano, Nazzareno Latassa, Gregorio Viscomi, Guido Contestabile, Giuseppe Di Renzo; Leopoldo Marchese, Marcello Scarmato, Francesco Gambardella, Michelangelo Miceli, Gaetano Scalamogna, Giuseppe Pasquino, Rosa Giorno, Domenico Anania, Francesco Lione, Giovambattista Puteri, Francesco Calabrese, Letteria Porfidia, Francesco Manti, Giuseppe Rotundo.

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