Nicotera alle urne, il sindaco Marasco non teme il verdetto degli elettori

Pareri contrastanti sulla decisione del ministero dell'Interno arrivata dopo la presentazione delle liste. Ritardi che ostacolano la partecipazione

Il decreto con cui il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha chiuso il procedimento avviato nei confronti del Comune di Nicotera lo scorso 3 ottobre con l’istituzione della commissione d’accesso agli atti salva la città dal quarto scioglimento consecutivo e interrompe un trend negativo che cozzava pesantemente con la sua storia e la sua cultura. Il provvedimento – oltre a generare ottimismo a Mileto, Stefanaconi e Filadelfia, altri comuni sub judice – fa esultare il sindaco Pino Marasco e tutti i suoi sostenitori, ma viene salutato positivamente anche da cittadini, associazioni, movimenti e forze politiche. L’interesse della comunità prima di tutto. Qui si ferma il carro e comincia l’analisi serrata non solo del sistema relativo allo scioglimento dei Comuni ormai anacrosnistico, ma anche e soprattutto del documento ministeriale che se, da una parte, blocca l’azione dissolutoria dell’ente comunale, dall’altra apre la vis polemica a considerazioni probabilmente non infondate.
Sul tavolo degli “imputati”, oltre alla politica sempre più distante dai problemi della gente, finisce lo stesso ministro Piantedosi il cui ritardo nel valutare la situazione di Nicotera avrebbe, in pratica, “falsato” la campagna elettorale spianando la strada ad una compagine che era finita sotto la lente di ingrandimento della Prefettura.
Se il verdetto romano fosse arrivato per tempo – e c’erano tutte le condizioni per farlo visto che il ministro è intervenuto dopo due mesi – sgomberando il campo da ogni incertezza, cittadini, movimenti e forze politiche avrebbero avuto la possibilità di varare altri progetti politici e presentare altre liste. Piantedosi, col suo “temporeggiamento”, non avrebbe tenuto in alcuna considerazione il fatto che Nicotera era chiamata alle urne penalizzando così i cittadini e il loro diritto a partecipare alla campagna elettorale. Un sonoro schiaffo alla democrazia e a tutte le sue regole, un ceffone che brucia ancora di più perché a rifilarlo è un ministro della Repubblica.
Questi si potrà difendere sostenendo che aveva tre mesi di tempo a disposizione prima di decidere, ma l’operato di chi ricopre ruoli importanti, in linea generale, viene sempre accompagnato dal buon senso. Nel caso, poi, la relazione del prefetto Giovanni Paolo Grieco contenesse la richiesta di scioglimento, per come voci di corridoio davano per certo, probabilmente ci troveremmo anche di fronte ad una mancanza di riguardo verso il lavoro fatto dalle istituzioni periferiche e dalle forze dell’ordine che avevano dato il loro fattivo contributo agli accertamenti sull’operato dell’amministrazione Marasco e dei dipendenti comunali. Naturalmente, i commenti a caldo a Nicotera non mancano. A cominciare dal sindaco Pino Marasco.
<È un provvedimento – afferma – che ci auguravamo arrivasse il prima possibile perché eravamo certi del nostro operato e di quello dei dipendenti. Le statistiche, purtroppo, ci condannavano per cui il decreto del ministro per noi è stato una grandissima sorpresa. Condivido questo successo – conclude – con tutta la cittadinanza, con i gruppi consiliari di minoranza e con i movimenti presenti nel comune di Nicotera>.
Pacate le riflessioni di Mimmo Pagano, portavoce dell’associazione “Difesa diritti del territorio”. <Il non scioglimento del Consiglio – sostiene – è un dato del tutto positivo per Nicotera. Lascia, invece, molto perplessi il ritardo con cui il ministero s’è mosso e che ha, di fatto, impedito la partecipazione dei cittadini alla competizione elettorale con proprie liste>.

La democrazia negata lascia sempre la porta aperta al malcontento. In campo anche i giovani. <Sono contento – afferma Pio Laganà, esponente di “Gioventù nazionale” struttura politica vicina a Fratelli d’Italia – perché non abbiamo un’amministrazione che cade per mafia. Su quello che è stato l’operato della Giunta Marasco, decideranno gli elettori>.
L’amarezza appare evidente nelle parole di Antonio Macrì, capogruppo consiliare della Lega. <Dopo quanto di negativo era trapelato nei giorni scorsi – afferma – arriva, invece, un provvedimento che sicuramente è bello per Nicotera, ma taglia le gambe a tutte le forze politiche. Perchè la decisione arriva solo dopo la presentazione delle liste? Così muore la democrazia>.

La democrazia negata lascia sempre la porta aperta al malcontento. In campo anche i giovani. <Sono contento – afferma Pio Laganà, esponente di “Gioventù nazionale” struttura politica vicina a Fratelli d’Italia – perché non abbiamo un’amministrazione che cade per mafia. Su quello che è stato l’operato della Giunta Marasco, decideranno gli elettori>.
L’amarezza appare evidente nelle parole di Antonio Macrì, capogruppo consiliare della Lega. <Dopo quanto di negativo era trapelato nei giorni scorsi – afferma – arriva, invece, un provvedimento che sicuramente è bello per Nicotera, ma taglia le gambe a tutte le forze politiche. Perchè la decisione arriva solo dopo la presentazione delle liste? Così muore la democrazia>.

A questo punto, ci potrebbe essere spazio per altre riflessioni, ma il danno è fatto, mentre incertezze e sospetti appaiono destinati a rimanere. Non viene neppure esclusa l’ipotesi che a monte di ogni cosa possa aver trovato spazio qualche manovra politica. Da più parti, comunque, viene segnalato un altro aspetto meritevole d’attenzione. L’8 e il 9 giugno prossimo in Calabria andranno alle urne 135 comuni. In parecchi casi è stata presentata una sola lista e dappertutto i sindaci hanno provveduto alla nomina degli scrutatori selezionandoli non mediante sorteggio, ma presumibilmente, scegliendoli – e la legge lo consente – tra i propri sostenitori. L’interrogativo lievita da solo: non essendo presenti nei seggi rappresentanti di lista diversi dall’unica in campo, chi garantirà la correttezza del voto e dello scrutinio? Sicuramente i presidenti che vengono nominati dal presidente della Corte d’Appello. Ma basterà?

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