Era il primo marzo 2002 quando Torquato Ciriaco, avvocato e imprenditore di Lamezia Terme, fu crivellato a colpi di fucile al bivio “Due Mari” di Maida. Le indagini della Dda di Catanzaro ipotizzarono un delitto ordinato dal clan Anello di Filadelfia in collaborazione con i fratelli Fruci di Curinga, per motivi legati a un affare immobiliare conteso. Le rivelazioni del collaboratore di giustizia Francesco Michienzi nel 2007 avevano inizialmente ricostruito dettagliatamente l’agguato.
Tra condanne e assoluzioni
Negli anni successivi, il percorso giudiziario è stato segnato da continui capovolgimenti. Tommaso Anello, presunto mandante, fu assolto in via definitiva. I fratelli Giuseppe e Vincenzino Fruci erano stati condannati a 30 anni, mentre Michienzi a oltre 7 anni; ma la Cassazione annullò le condanne con rinvio e, nel nuovo processo d’appello, tutti furono assolti. La recente pronuncia definitiva della Corte di Cassazione conferma l’assoluzione di Michienzi, lasciando il caso ancora irrisolto.
La famiglia e la ricerca di giustizia
A 24 anni dall’omicidio, nessuno ha pagato per la morte di Ciriaco. La moglie e le sei figlie continuano a chiedere verità e giustizia. Oltre al ruolo di avvocato civilista e amministrativista, Ciriaco gestiva con passione l’azienda agricola di famiglia. La sua storia, raccontata di recente a Propaganda Live, ha ricordato al pubblico un uomo dedito al lavoro e alla famiglia, vittima di una violenza ancora senza colpevoli.


