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Operazione Jerakarni, si costituiscono due indagati sfuggiti al blitz antimafia

Domenico Zannino e Michele Idà si consegnano nel carcere di Catanzaro dopo giorni di irreperibilità

Si sono costituiti nelle scorse ore nel carcere di Catanzaro Domenico Zannino, 37 anni, originario di Sorianello, e Michele Idà, 29 anni, di Ariola di Gerocarne, entrambi destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare nell’ambito dell’operazione “Jerakarni”. I due erano riusciti a sottrarsi al blitz della polizia scattato mercoledì scorso, coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia, che aveva portato all’esecuzione di 54 misure cautelari.

Assistiti dall’avvocato Giuseppe Orecchio, Zannino e Idà hanno deciso di presentarsi spontaneamente alle autorità, ponendo fine a giorni di ricerche da parte delle forze dell’ordine. Nel provvedimento firmato dal gip distrettuale, entrambi vengono indicati come figure di primo piano del clan Emanuele-Idà, attivo nell’area delle Preserre vibonesi. Le accuse contestate riguardano, a vario titolo, reati associativi e diverse attività riconducibili alla criminalità organizzata di stampo ’ndranghetista.

Gli assetti del gruppo criminale

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Domenico Zannino avrebbe ricoperto un ruolo centrale all’interno dell’organizzazione, agendo come reggente del gruppo Emanuele di Gerocarne. Una posizione subordinata rispetto ai fratelli Bruno e Gaetano Emanuele, ma con funzioni operative di rilievo, soprattutto in assenza di Franco Idà, cognato degli stessi Emanuele. Gli investigatori delineano un profilo di Zannino come figura in grado di coordinare le attività del sodalizio, mantenendo i contatti e garantendo continuità nelle dinamiche criminali del territorio.

Tra estorsioni e traffici illeciti

Le indagini attribuiscono a Zannino un coinvolgimento diretto in attività estorsive, nella pianificazione di azioni omicidiarie e nella gestione di relazioni con ambienti professionali e politici locali. Michele Idà, figlio del boss Franco Idà, avrebbe invece svolto un ruolo strategico nella gestione economica e operativa del clan. Secondo quanto emerso, si sarebbe occupato della cassa comune, del narcotraffico e delle estorsioni, oltre a partecipare alla preparazione di agguati contro gruppi rivali.

La loro costituzione rappresenta un ulteriore sviluppo dell’operazione “Jerakarni”, che continua a delineare equilibri e dinamiche interne della criminalità organizzata nelle Preserre vibonesi.

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