Ospedale di Serra senza anestesista, Alecci: a rischio l’intera attività della struttura

Il capogruppo del Pd in Consiglio regionale chiede un intervento immediato per colmare una carenza cruciale al presidio sanitario serrese

Trovare subito una soluzione alla grave mancanza dell’anestesista all’ospedale di Serra San Bruno e avviare, contestualmente, una ricognizione puntuale delle difficoltà che insistono sul territorio, con l’obiettivo di migliorare le condizioni del servizio sanitario pubblico. È l’appello lanciato da Ernesto Alecci, capogruppo del Partito democratico in Consiglio regionale.

Secondo Alecci, “occorre procedere al più presto: un presidio fondamentale per l’intero comprensorio non può continuare a essere privo di una figura essenziale come l’anestesista, una carenza che mette seriamente a rischio la gestione delle emergenze e l’attività generale dell’intero nosocomio serrese”.

Per questo motivo, il consigliere regionale chiede all’Asp di riferimento di “mettere in campo tutte le soluzioni possibili”. Tra queste, anche l’ipotesi di “richiamare in servizio il dottor Miceli, valutando l’utilizzo della normativa recentemente approvata dal Consiglio regionale sulle ‘Disposizioni per garantire la continuità dei Servizi sanitari regionali’ (Legge regionale 19 gennaio 2026, n. 1). In passato – ricorda Alecci – il dottor Miceli è riuscito a garantire continuità alle prestazioni sanitarie dell’ospedale, nonostante sacrifici e difficoltà. Si tratterebbe – chiarisce il capogruppo del Pd – di una soluzione tampone e temporanea, che dovrà necessariamente essere seguita da azioni strutturali e durature sul fronte del personale, delle dotazioni e dei servizi”.

L’urgenza è massima. Come avvenuto recentemente in altre aree della Calabria, dal Vibonese a Polistena, anche a Serra San Bruno cresce la preoccupazione dei cittadini, che si stanno mobilitando attraverso sit-in ed esposti. “La comunità di Serra e l’intero comprensorio – sottolinea Alecci – si sentono abbandonati”. Una condizione che “riflette le difficoltà vissute quotidianamente nelle aree interne, colpite dalla progressiva riduzione dei servizi sanitari essenziali”. Da qui l’appello conclusivo: “Fare tutto il possibile per garantire anche in questi territori il sacrosanto diritto alla salute”.

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