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Pasqua e Calabria, il richiamo di Mons. Francesco Savino: non abituiamoci al buio

Nel messaggio pasquale, il vice presidente della Conferenza Episcopale consegna alla Calabria una riflessione intensa: dalla denuncia delle ferite sociali alla richiesta di una speranza concreta, capace di diventare responsabilità e rinascita

La Pasqua come rottura del buio, come scossa che rimette in cammino, come invito a non arrendersi. È un messaggio denso, profondo e fortemente radicato nella realtà calabrese quello che mons. Francesco Savino, vice presidente della Conferenza Episcopale e vescovo di Cassano, affida alla comunità in occasione della Pasqua, intrecciando il cuore del Vangelo con le contraddizioni di una terra che conosce fatica, abbandono e ferite antiche, ma che non ha smesso di cercare un’alba. Per il vescovo, la Risurrezione non è un rito da celebrare né una consolazione da consumare. È, piuttosto, una forza che entra nella storia e la trasforma. “La Pasqua non sfiora appena la superficie dei giorni”, dice mons. Savino, ma irrompe come “una luce che incrina il buio”, capace di cambiare il senso delle cose proprio dove tutto sembra fermarsi.

Nel suo messaggio, il pensiero corre subito alla Calabria, descritta come una terra “aspra e luminosa”, stretta tra due mari ma soprattutto stretta, troppo spesso, nella morsa delle sue fragilità.

Le ferite della Calabria

Mons. Savino non edulcora nulla. Parla della stanchezza dei giorni duri, dei figli che partono, dei paesi delle aree interne che si svuotano, delle povertà che mordono, dell’ingiustizia che umilia. E chiama per nome anche i mali più profondi: la violenza, l’illegalità, il clientelismo, le mafie, l’indifferenza. Ma dentro questa fotografia severa c’è un passaggio che segna il cuore del messaggio: la Calabria, osserva, non può essere ridotta né a cartolina né a condanna. È una terra ferita, sì, ma non sconfitta. Una terra che porta cicatrici, ma che proprio da quelle cicatrici può ancora generare speranza.

È qui che la riflessione si fa anche civile, oltre che spirituale. Perché la Pasqua, per mons. Savino, non giustifica alcuna fuga dalla realtà. Al contrario, chiama tutti a una responsabilità più alta.

Una speranza che diventa compito

Il vescovo lo dice con chiarezza: non basta credere, bisogna scegliere da che parte stare. La Risurrezione non autorizza l’evasione, ma chiede di “trasfigurare” il mondo con la forza tenace del bene. E allora pace, giustizia, lavoro, dignità, verità, cura dei legami, coraggio educativo non sono parole di circostanza, ma condizioni concrete per costruire futuro. C’è, in questo passaggio, uno dei richiami più forti dell’intero messaggio: “Non abituiamoci al buio”. È un’esortazione diretta alla Calabria, ma anche alle sue istituzioni, alle famiglie, alle comunità cristiane, ai singoli cittadini. Non bisogna fare pace con ciò che mortifica la terra, né considerare inevitabile ciò che inevitabile non è.

La rinascita, avverte il vice presidente della Conferenza Episcopale, non si delega e non si appalta: si abita, si assume, si serve.

Non spettatori, ma artigiani di risurrezione

Il tono resta pastorale, ma il messaggio è netto e attualissimo. In un tempo segnato da violenze, linguaggi divisivi, guerre e lacerazioni sociali, mons. Savino rilancia una “speranza operosa, incarnata, adulta”. Non una speranza ingenua, ma la speranza di chi continua a seminare anche quando il terreno è duro, di chi resta umano nei tempi disumani, di chi sceglie di non cedere alla rassegnazione.

È forse questa la parte più potente del suo augurio pasquale: la convinzione che la vita possa ricominciare proprio dove sembrava essersi ritirata. Nei cuori sfiniti, nei paesi svuotati, nei quartieri dimenticati, nelle istituzioni quando ritrovano il coraggio della verità.

Per questo, secondo il messaggio del vescovo di Cassano, a Calabria non è soltanto un augurio religioso. È una chiamata collettiva. A rialzarsi. A non considerarsi condannati. A credere che questa terra, troppo spesso raccontata come destino immobile, sia ancora capace di Pasqua e quindi di futuro.

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