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Pensioni all’estero, nel 2025 salgono a 675 mila: inversione di tendenza e nuova geografia degli assegni Inps

Cresce dell’1,3% il numero delle pensioni di regime internazionale pagate fuori dall’Italia. Mentre il Senato discute incentivi per favorire il rientro nei piccoli comuni, cambiano le mete: calano Usa, Canada e Australia, boom di Spagna, Portogallo e Tunisia

L’Italia continua a pagare un numero sempre più consistente di pensioni oltreconfine e, insieme ai volumi, muta la mappa delle destinazioni. Nel 2025 gli assegni Inps di regime internazionale liquidati all’estero raggiungono quota 675 mila, con un incremento dell’1,3% rispetto al 2024. Un dato che, nelle parole dell’Istituto, segna “un’inversione di tendenza” rispetto agli ultimi anni. Il tema torna centrale proprio mentre al Senato è in discussione un disegno di legge che punta a favorire il rientro fiscale dei pensionati residenti in Paesi extra Ue, indirizzandoli verso i piccoli comuni delle aree interne attraverso incentivi mirati.

Sono 675 mila gli assegni oltreconfine

A delineare il quadro è Gianfranco Santoro, direttore Studi e Ricerche dell’Inps, intervenuto in audizione sul provvedimento. Il perimetro analizzato è quello delle pensioni di regime internazionale, salite appunto a 675 mila nel 2025. L’aumento dell’1,3% rispetto all’anno precedente rappresenta un cambio di direzione rispetto alla dinamica degli anni passati e riporta l’attenzione su un flusso stabile e strutturale di pagamenti previdenziali che continua a uscire dai confini nazionali.

Il segmento sopra i 25 mila euro

All’interno del totale, l’Inps individua una platea specifica che potrebbe essere direttamente interessata dalla nuova norma: le pensioni superiori ai 25 mila euro lordi annui, che rappresentano circa il 27% del complesso delle pensioni di regime internazionale. Si tratta della fascia economicamente più rilevante, quella che — secondo l’Istituto — potrebbe valutare un eventuale rientro in Italia se sostenuta da un regime fiscale agevolato legato al trasferimento della residenza.

Tre assegni su quattro nei Paesi extra Ue

Analizzando proprio le pensioni oltre la soglia dei 25 mila euro emerge un dato significativo: tre su quattro vengono pagate in Paesi extra Ue. La distribuzione geografica comprende Nord America, Oceania, Europa e altri Stati non appartenenti all’Unione europea. Un elemento che si intreccia direttamente con l’impianto del disegno di legge in discussione, rivolto specificamente ai pensionati che trasferiscono la residenza fiscale da Paesi non Ue verso l’Italia, con particolare attenzione ai centri delle aree interne.

La nuova mappa delle destinazioni

Il confronto tra il 2018 e il 2025 restituisce un quadro profondamente cambiato. Si registra una riduzione del 40% dei pensionati che ricevono l’assegno negli Stati Uniti e cali superiori al 50% in Australia e Canada. Parallelamente, crescono in modo marcato altre destinazioni. La Spagna segna un +75% e diventa la meta di gran lunga preferita. Il Portogallo cresce del +144%, pur avendo recentemente ridotto la propria attrattività con la fine di alcuni incentivi fiscali. La Tunisia, infine, registra l’incremento più forte tra quelli citati, con un +255%.

La geografia delle pensioni italiane all’estero si ridisegna dunque attorno a Paesi percepiti come fiscalmente più vantaggiosi o con un costo della vita più contenuto, in un contesto di crescente mobilità dei pensionati.

I conti pubblici e la sfida delle aree interne

Sul provvedimento in esame, Santoro ha chiarito che la norma “non produce effetti negativi per la finanza pubblica”, poiché gli effetti positivi sarebbero in grado di compensare eventuali impatti “modesti” sul tendenziale. In chiusura, l’attenzione si è spostata anche su un altro fronte strategico: quello dei giovani italiani espatriati. Secondo l’Inps, il loro eventuale rientro potrebbe contribuire in modo ancora più incisivo e strutturale al ripopolamento e alla rivitalizzazione economica e sociale delle aree interne, ampliando la portata di una politica che oggi guarda soprattutto ai pensionati ma che, in prospettiva, potrebbe diventare leva di riequilibrio demografico più ampia.

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