Un appello forte alle istituzioni nazionali ed europee arriva dal sindaco di Dinami, Nino Di Bella, che ha inviato una missiva al Governo, al Parlamento europeo e alla Regione Calabria per denunciare una criticità sempre più urgente: il peso della fiscalità immobiliare e il suo impatto sullo spopolamento nei piccoli comuni. Il documento punta i riflettori su una realtà condivisa da molti borghi calabresi, dove il numero di case chiuse e inutilizzate continua ad aumentare. A Dinami, che conta circa 1.642 abitanti (dati Istat al 31 dicembre 2025), il fenomeno è evidente, e nei centri limitrofi il dato non cambia. “Il legame con il territorio è ancora forte – sottolinea Di Bella – ma in queste condizioni rischia di spezzarsi definitivamente”. A pesare è soprattutto la tassazione sugli immobili, percepita come eccessiva da chi vive all’estero e utilizza le abitazioni solo saltuariamente.
L’incontro
L’allarme è emerso anche durante un recente incontro con cittadini originari del territorio emigrati in Svizzera. Tra loro, Carlo Bauleo, che ha rappresentato un sentimento diffuso: l’attaccamento alle proprie radici è ancora forte, ma sempre più difficile da sostenere economicamente. Molti emigrati, infatti, negli anni hanno investito nella costruzione o nella ristrutturazione di immobili nei paesi d’origine, contribuendo allo sviluppo locale. Oggi, però, si trovano a dover affrontare costi che spesso li spingono ad abbandonare o (s)vendere (per non dire regalare) le proprietà. La conseguenza è il progressivo fenomeno dell’abbandono di decine di immobili.
Proposte
E quindi è un circolo vizioso inarrestabile, come il gatto che si morde la coda: riduzione dei servizi, contrazione dell’economia locale, ancora meno residenti, ancora meno servizi, perdita di identità culturale, morte sociale, demografica e culturale. Quindi la missiva del sindaco di Dinami avanza alcune proposte concrete per invertire la rotta: riduzione o rimodulazione della tassazione sugli immobili per i residenti all’estero; incentivi fiscali per ristrutturazioni nei comuni sotto i 3.000 abitanti; agevolazioni sui materiali edilizi; politiche per attrarre nuovi residenti e investitori, anche stranieri. Con il duplice obiettivo di: recuperare il patrimonio edilizio esistente; favorire il ritorno, anche temporaneo, degli emigrati.
“Senza i piccoli centri, e il presidio del territorio da parte di chi ci vive, la Calabria perde un grosso tassello di preservazione di grandi aree – chiosa il sindaco – desertificando le quali non ci sono prospettive. Il rilancio della nostra regione – prosegue il primo cittadino – non può prescindere dai piccoli borghi, che rappresentano un patrimonio storico, culturale e paesaggistico unico, con potenzialità ancora in gran parte inespresse, in tanti settori. Pertanto – conclude fiducioso – senza misure strutturali il rischio è di assistere a un lento ma inesorabile svuotamento dei territori, con conseguenze difficilmente immaginabili. Bisogna fare più rumore possibile. Solo attraverso un’azione corale e una voce unificata di tutti i piccoli borghi in difficoltà sarà possibile spingere le istituzioni superiori ad adottare provvedimenti che non siano solo emergenziali, ma strutturali e duraturi”.


