Il ferimento dell’araucaria secolare che per circa 140 anni ha dominato il profilo del centro storico di Pizzo continua a scuotere coscienze, sensibilità e senso civico. Quello che molti cittadini definiscono senza esitazioni un attentato alla bellezza, alla memoria collettiva e alla civiltà urbana ha innescato una mobilitazione spontanea e sempre più partecipata, culminata nella manifestazione pubblica promossa da Italia Nostra Aps – Sezione di Vibo Valentia, in programma venerdì 4 aprile, dalle ore 16, in piazza della Repubblica.
La risposta della città, in queste ore, si sta distinguendo per intensità e autenticità. Non si tratta soltanto di un’iniziativa associativa, ma di una vera reazione popolare nata dal basso. Centinaia di cittadini stanno aderendo all’appello, trasformando l’indignazione in presenza concreta, in una partecipazione corale che attraversa strade, attività commerciali, social network e luoghi di incontro.
A rendere ancora più evidente la portata di questo moto civile è anche la storia, tutta spontanea, del manifesto “In memoria di un albero”. Ideato da una cittadina, stampato in cartaceo da altri cittadini, distribuito nelle vie e nei negozi da altri ancora, infine rilanciato sul web in modo capillare e autonomo. Un passaggio di mano in mano che è diventato il simbolo di uno sdegno condiviso, ma anche della distanza netta da quanti, ancora oggi, tentano di giustificare quanto accaduto ricorrendo – secondo i promotori della protesta – a cavilli pretestuosi e argomentazioni fragili, incapaci di reggere di fronte alla gravità del fatto.
Un invito ufficiale alla Procura
Nel clima di forte partecipazione che si è consolidato in città, Italia Nostra ha compiuto anche un gesto dal forte valore istituzionale e simbolico: ha invitato formalmente e personalmente alla manifestazione del 4 aprile il Procuratore della Repubblica di Vibo Valentia, Camillo Falvo, e il Sostituto Procuratore della Repubblica, Concettina Iannazzo. Un invito che assume un significato particolare proprio in questa fase. Falvo è infatti ancora titolare della Procura di Vibo Valentia per pochi giorni, prima del trasferimento alla Procura di Potenza, mentre Iannazzo è destinata, dal prossimo 16 aprile, a svolgere ad interim le funzioni oggi ricoperte dallo stesso Falvo.
La richiesta di presenza, al di là dell’eventuale partecipazione materiale, è il segnale di una comunità che non intende derubricare l’accaduto a semplice episodio amministrativo o urbanistico. Al contrario, una parte rilevante della cittadinanza lo considera un fatto che interroga direttamente il rapporto tra decisioni pubbliche, tutela del patrimonio e rispetto delle regole.
Un precedente che pesa
Non è la prima volta, del resto, che la magistratura partecipa a momenti di confronto pubblico con la comunità pizzitana. Solo poche settimane fa, seppure in un contesto diverso, la città aveva registrato la presenza della dottoressa Annamaria Frustaci, pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, in occasione di un incontro aperto con la cittadinanza. Un precedente che oggi rafforza il senso dell’invito rivolto ai vertici della Procura vibonese. Se è vero che la partecipazione del dottor Falvo e della dottoressa Iannazzo potrebbe essere resa impossibile da impegni istituzionali già assunti, è altrettanto vero che il messaggio lanciato da Italia Nostra appare chiaro: la vicenda dell’araucaria non può essere archiviata come una controversia minore, né liquidata come una scelta tecnica priva di implicazioni più profonde.
Chiamate in causa legalità e coscienza civile
Sul piano pubblico e simbolico, il caso dell’araucaria è ormai molto più di una questione ambientale. Per una parte crescente della città rappresenta una sfida aperta al principio di legalità, al rispetto del paesaggio urbano e alla tutela di un bene identitario che apparteneva alla memoria collettiva di Pizzo.
È proprio questo il punto su cui insiste la mobilitazione di queste ore: se un gesto così plateale, consumato il 30 marzo scorso, non richiama l’attenzione della massima autorità chiamata sul territorio a presidiare la legalità, allora il rischio è quello di lasciare sola la società civile davanti a una ferita che non è soltanto botanica o paesaggistica, ma profondamente culturale e morale.
Per questo la manifestazione del 4 aprile si annuncia come qualcosa di più di un semplice presidio. Sarà, nelle intenzioni dei promotori e dei tanti cittadini che stanno aderendo, una presa di posizione pubblica in difesa dell’identità di Pizzo, della sua bellezza e del diritto di una comunità a non vedere cancellati, nel silenzio o nell’indifferenza, i simboli più vivi della propria storia.



