Ponte sullo Stretto, il Governo cambia passo. Due commissari per sbloccare lo stallo dopo lo stop della Corte dei conti

Roma sceglie una regia doppia per rimettere in moto il progetto. Archiviata la stagione degli annunci, l’esecutivo punta a ricucire lo strappo istituzionale e a riscrivere l’iter

La partita del Ponte sullo Stretto entra in una nuova fase. Il Governo ha deciso di nominare due commissari per tentare di far uscire dal pantano procedurale il progetto definitivo, fermo dopo il diniego della Corte dei conti alla registrazione della delibera Cipess del 6 agosto 2025. I nomi sono quelli di Pietro Ciucci, amministratore delegato della società Stretto di Messina, e Aldo Isi, numero uno di Rete ferroviaria italiana. Il provvedimento non è ancora formalizzato, ma la linea è già tracciata e sarà messa nero su bianco in una norma inserita nel Dl Infrastrutture. Nessuna retromarcia sull’opera, ma un cambio di metodo che segna, di fatto, la fine della corsa solitaria del ministero delle Infrastrutture.

Una regia divisa in due

La scelta di affiancare due commissari, anziché uno solo, risponde a una precisa esigenza operativa e politica. A Ciucci spetterà il coordinamento generale e il delicato rapporto con la magistratura contabile, mentre Isi dovrà sovrintendere a tutto ciò che riguarda il sistema ferroviario: dalle opere direttamente connesse al Ponte ai raccordi previsti sulle sponde siciliana e calabrese.
Una divisione dei compiti che certifica la complessità dell’intervento e, al tempo stesso, rafforza il controllo dell’esecutivo su un dossier diventato esplosivo. Matteo Salvini e il Mit avevano immaginato un percorso rapido, quasi privo di ostacoli, con l’apertura dei cantieri già nella primavera dello scorso anno. Il “no” della Corte dei conti ha invece rappresentato una battuta d’arresto pesante, costringendo il ministro a ridimensionare la politica degli annunci.

Il nodo dei conti e il ruolo della Corte

Il cuore del contenzioso resta sempre lo stesso: il rispetto del limite del 50 per cento previsto dalle norme europee sull’aumento massimo del prezzo contrattuale. Superata quella soglia, scatterebbe l’obbligo di una nuova gara internazionale. La Corte dei conti ha espresso dubbi profondi sulla tenuta di questo parametro. Ciucci ha più volte ribadito che il tetto non è stato superato se si considerano le varianti progettuali e che l’impennata dei costi è legata all’aumento dei prezzi dei materiali, soprattutto dopo il 2020. Un fenomeno che ha colpito tutte le grandi opere pubbliche, non solo il Ponte. Ma i chiarimenti forniti finora non sono bastati. Il Governo, allora, ha scelto di imboccare una strada più prudente e strutturata. Come ha fatto sapere il Mit, è in preparazione una “norma di ottemperanza” per recepire i rilievi della Corte e completare l’iter in coerenza con le osservazioni dei giudici contabili.

Un iter riscritto, senza fughe in avanti

Il nuovo percorso prevede l’acquisizione di una serie di pareri chiave: dal Consiglio superiore dei lavori pubblici al Nars, fino all’Autorità di regolazione dei Trasporti. È inoltre prevista la riadozione del Piano economico-finanziario, aggiornato alle modifiche introdotte dalla legge di bilancio, da sottoporre nuovamente al Cipess e da integrare nell’atto aggiuntivo alla convenzione di concessione. “Servono chiarimenti procedurali per la riattivazione dei procedimenti”, ha spiegato Ciucci, facendo riferimento sia alla delibera Cipess sia al decreto interministeriale relativo al terzo atto aggiuntivo. Tradotto: il Ponte resta una priorità strategica, ma ora l’obiettivo è evitare altri strappi istituzionali. La linea del Governo è chiara: nessuna marcia indietro, ma nemmeno nuove accelerazioni improvvisate. Dopo lo stop della Corte dei conti, la parola d’ordine è una sola: rimettere il progetto sui binari della legittimità. Anche a costo di rallentare.

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