Ponte sullo Stretto, quegli espropri da pagare e che suonano come una beffa

Soldi pubblici finiranno a familiari dei Mancuso di Limbadi in maniera legittima per l'utilizzo di vecchie cave che dovranno ospitare materiali inerti

Dal Porto di Gioia Tauro al Ponte sullo Stretto. Grandi opere infrastrutturali destinate a legare tra loro il passato, il presente e il futuro del Mezzogiorno del Paese, della Calabria in particolare. Ma il prezzo da pagare, forse, non è ancora finito. Le rivelazioni de Il Fatto Quotidiano sono di quelle che non possono passare inosservate e sulle quali la politica prima e lo Stato dopo dovranno pure cominciare a farsi qualche domanda. Altrimenti il messaggio che passa è sinistro, assume quasi i contorni di una beffa.

 E’ un paradosso, infatti, che una valanga di materiali inerti derivanti dagli sbancamenti dei cantieri del Ponte finiranno nelle vecchie cave gestite dai Mancuso di Limbadi. Cave che, bisogna ricordarlo, hanno avuto un ruolo fondamentale nella prima fase della realizzazione del Porto di Gioia Tauro. Sono stati quelli gli anni in cui la potente cosca della ’ndrangheta ha spiccato il volo.

 E’ un paradosso, infatti, che una valanga di materiali inerti derivanti dagli sbancamenti dei cantieri del Ponte finiranno nelle vecchie cave gestite dai Mancuso di Limbadi. Cave che, bisogna ricordarlo, hanno avuto un ruolo fondamentale nella prima fase della realizzazione del Porto di Gioia Tauro. Sono stati quelli gli anni in cui la potente cosca della ’ndrangheta ha spiccato il volo.

Oggi, con la realizzazione del Ponte, secondo quanto annota il Fatto quotidiano, <stando al progetto definitivo pubblicato dalla società Stretto di Messina Spa e dal Consorzio Eurolik, guidato da Webulid, sorgerà il deposito di materiale inerte, indentificato come Cra3, “in una zona rurale” denominata Petto.

Li verrà realizzata una delle opere propedeutiche al Ponte: una discarica mostre, dove verrà riversato materiale per oltre un milione mezzo di metri cubi. In una seconda area, invece – annota sempre il Fatto Quotidiano – verranno stoccati ulteriori 335mila metri cubi di materiale a carattere temporaneo. Per farlo lo Stato dovrà espropriare oltre 70mila  metri quadrati di territorio, di cui quasi 60mila sono di proprietà dei familiari dei Mancuso.

Insomma il paradosso è che cospicue somme di denaro andranno ai familiari dei Mancuso, in maniera più che legittima. Rimane da chiedersi invece, perché in passato quei terreni non siano stati confiscati. Una risposta che molti attendono.

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