Ponte sullo Stretto, Salvini chiude il caso: Ciucci unico commissario, nessun doppio incarico

Il ministro chiarisce la scelta dopo le polemiche. Respinta l’ipotesi di conflitto d’interessi, l’obiettivo resta sbloccare l’iter fermo alla Corte dei conti

Matteo Salvini interviene e mette un punto fermo su una vicenda che, nelle ultime ore, aveva alimentato dubbi e interpretazioni contrastanti. Il commissario per il Ponte sullo Stretto è uno solo, ed è Pietro Ciucci. Nessuna diarchia, nessuna regia sdoppiata: la responsabilità del coordinamento resta interamente nelle mani dell’amministratore delegato della Stretto di Messina. Il chiarimento arriva a margine di un sopralluogo tecnico a Milano e ha un obiettivo preciso: spegnere le polemiche sul possibile conflitto d’interesse legato alla nomina di Ciucci. Per il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, la questione semplicemente non esiste.

La linea del Mit: tutto resta pubblico

«Stretto di Messina è una società totalmente pubblica, al cento per cento», ha spiegato Salvini, rivendicando la scelta come un atto di coerenza amministrativa. Ciucci, secondo il ministro, è stato nominato per accelerare le procedure, rispondere puntualmente ai rilievi della Corte dei conti e garantire il coordinamento tra tutti gli organismi coinvolti nel complesso iter approvativo. Il perimetro tracciato dal Mit è netto: il Ponte è un’opera pubblica, finanziata con risorse pubbliche e gestita dal pubblico. I soggetti privati, nella narrazione del ministro, restano completamente fuori dal processo decisionale. Una precisazione che suona come una risposta preventiva a qualsiasi futura contestazione.

Una risposta alle polemiche

Il chiarimento politico, però, non scioglie il nodo principale: lo stallo procedurale seguito allo stop della Corte dei conti sulla delibera Cipess. La nomina del commissario unico viene presentata come uno strumento tecnico, non come una forzatura istituzionale. Salvini, di fatto, difende la legittimità della scelta e prova a blindarla sul piano giuridico prima ancora che politico. Il messaggio è duplice. Da un lato, il Governo non intende arretrare sul Ponte; dall’altro, vuole dimostrare di muoversi dentro un perimetro rigorosamente pubblico e controllato. Dopo la stagione degli annunci, l’esecutivo cerca ora di rassicurare giudici contabili e osservatori: la partita si gioca sul terreno delle regole, non delle scorciatoie.

Resta da capire se questo chiarimento basterà a riaprire davvero il percorso amministrativo o se serviranno nuovi passaggi, altre correzioni e ulteriori mediazioni. Per ora, una cosa è certa: per il Governo il commissario è uno solo, e la responsabilità ha un nome e un cognome.

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