Porto di Vibo Marina tra carburanti e turismo: il futuro in bilico su un avviso pubblico

L'Autorità Portuale punta ancora sui depositi (con il loro carico di inquinamento e pericoli), mentre il progetto degli imprenditori rilancia la cittadina come meta turistica d’eccellenza

Un avviso pubblico dell’Autorità Portuale di Gioia Tauro rimette in gioco l’area oggi occupata dal deposito costiero della Meridionale Petroli nel cuore del porto di Vibo Marina. Ma il bando, limitato all’uso come deposito di carburanti, appare già vecchio e miope di fronte a una proposta alternativa che potrebbe rivoluzionare l’immagine e l’economia del territorio.

Un bando che sa di passato

Un bando che sa di passato

L’avviso, infatti, ignora ogni possibilità di sviluppo turistico, culturale o ricettivo, ancorando il porto a un modello industriale in declino. Si propone di mantenere una funzione che, oltre a essere impattante sotto il profilo ambientale, appare ormai fuori tempo massimo rispetto alle nuove esigenze di Vibo Marina, città che ambisce a una crescita turistica di qualità.

Proposta rivoluzionaria

Mentre il bando si limita a perpetuare il deposito di carburanti, alcuni imprenditori hanno già presentato una visione di trasformazione radicale, investendo su un progetto di respiro internazionale. L’idea è chiara: riqualificare l’area in un polo multifunzionale di lusso, con un hotel 4 stelle superior da 150-200 camere, un conference center di alto profilo, un’area shopping delle eccellenze calabresi, ristoranti di qualità, spazi verdi e persino un parco tematico acquatico e sportivo, il tutto impreziosito da un giardino botanico mediterraneo.

Un salto di qualità

Questo non è solo un progetto immobiliare: è un motore di sviluppo che promette oltre 150 posti di lavoro, incremento dei flussi turistici, riqualificazione urbana e un notevole ritorno di immagine per la città e l’intero porto.

Metodo sott’accusa

La scelta dell’Autorità Portuale di non aprire il bando ad altre destinazioni d’uso appare discutibile. Perché blindare un’area strategica a una funzione industriale già contestata, senza valutare alternative di maggiore impatto economico, turistico e occupazionale? Perché ignorare la domanda crescente di turismo di qualità e l’opportunità di riposizionare Vibo Marina come meta d’eccellenza nel Mediterraneo?

Un appello alla visione

Vibo Marina ha bisogno di coraggio, non di inerzia. Questo non è solo un confronto tecnico tra funzioni diverse, ma la scelta tra due modelli di sviluppo: uno che guarda al passato e uno che punta a un futuro di turismo, accoglienza e sostenibilità. La città è chiamata a far sentire la sua voce e la petizione lanciata in questi giorni è il punto da dove partire. Perché rinunciare oggi a questa occasione potrebbe significare rinunciare per decenni a un porto moderno, vivo e competitivo.

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